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Fallimento Tpa "pilotato" con le ecomafie casalesi: 3 arresti

La Finanza di Padova ha notificato 3 ordinanze di custodia cautelare, di cui 2 in carcere, al casertano "Re dei rifiuti" e al titolare, nonchè alla moglie, della società dell'Alta padovana del settore dei rifiuti fatta fallire nel 2009

Auto di grossa cilindrata, tra cui una Ferrari 360 Modena ed una Ferrari Scaglietti, un'imbarcazione ormeggiata a Caorle nel veneziano e una lussuosa villa con piscina. Non si faceva mancare nulla Franco C. il titolare della Tpa, società dell'Alta padovana (Santa Giustina in Colle) produttrice di impianti per la triturazione dei rifiuti fatta fallire nel 2009 con un passivo di oltre 25 milioni di euro e l'aggravante di aver lasciato sulla strada oltre 200 lavoratori.

AFFARI CON LE ECOMAFIE CALABRESI. Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza di Padova e dai carabinieri della compagnia di Cittadella in un'indagine pluriennale avviata nel 2008 a seguito di verifiche fiscali eseguite nei confronti di due srl controllate dall'imprenditore padovano, dietro il fallimento della Tpa e la messa in liquidazione delle società da questa controllate si celavano numerose operazioni illecite architettate e realizzate dal titolare con il concorso della coniuge e di un avvocato affarista casertano, Cipriano C., eminenza grigia delle ecomafie casalesi. Ai 3 responsabili le Fiamme gialle padovane hanno notificato altrettante ordinanze di custodia cautelare, di cui 2 in carcere, disposte dal Tribunale di Padova. Ora dovranno rispondere di gravi e reiterate condotte di bancarotta fraudolenta e frode fiscale. Il ''Re dei rifiuti'', già agli arresti domiciliari nell'ambito di altro procedimento penale della Dda di Napoli, dovrà anche rispondere di concorso in bancarotta fraudolenta, con riferimento a singole condotte detrattive e frode fiscale per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Guardia di Finanza ha denunciato a piede libero ulteriori 6 persone per frode fiscale, constatato nei confronti di sei società di cui 5 venete ed 1 campana, una base imponibile sottratta a tassazione per 13 milioni di euro circa, violazione all'Iva per 6 milioni di euro, fatture per operazioni inesistenti per 11 milioni di euro nonchè contestato proventi illeciti per 4 milioni di euro.

RICAPITALIZZAZIONE E FALSE FATTURE. Sono state decine le perquisizioni effettuate su tutto il territorio nazionale, con l'impiego di oltre 100 finanzieri dei comandi provinciali di Padova, Roma, Milano, Bergamo, Treviso, Vicenza, Caserta e del Gico di Venezia. Investigazioni che hanno fatto emergere un giro milionario di fatture false ed un vorticoso susseguirsi di ingenti flussi finanziari tra le aziende venete coinvolte e la società casertana controllata dall'imprenditore contiguo al clan dei casalesi. La strategia criminale avrebbe avuto inizio con l'estromissione degli altri soci padovani della Tpa attraverso l'aumento del capitale sociale, voluto dall'amministratore di fatto, ''finanziato'' con l'immissione di 3 milioni di euro di liquidità, denaro proveniente dall'impresa casertana, successivamente restituito attraverso false operazioni commerciali volte a nascondere la fraudolenta distrazione di capitali della Tpa. Grazie a tale ricapitalizzazione l'imprenditore patavino ha ottenuto il pieno controllo della società, legandosi sempre più all'imprenditore casertano e alla sua società, a vantaggio della quale ha emesso complessivamente fatture per operazioni inesistenti per oltre 8milioni di euro.

GABBATE ANCHE LE BANCHE. L'aumento di capitale nonchè le molteplici compravendite fittizie poste in essere dalle società gestite di fatto dall'imprenditore padovano sono servite inoltre a gonfiare i bilanci della Tpa e a consentire all'amministratore di ottenere da istituti bancari dell'Alta padovana ingenti linee di credito per oltre 4 milioni di euro, mai restituiti. Le molteplici distrazioni hanno portato nel 2009 al fallimento della società con un passivo di oltre 25 milioni di euro e l'aggravante di aver lasciato sulla strada oltre 200 lavoratori nonostante l'iniezione di 5 milioni di euro da parte di una holding cipriota con interessenze in Svizzera.

PM E CAPO FINANZA. “Questo lavoro lo dedico con tutto il cuore, come uomo e come pm, al ricordo del maresciallo Moreno De Pieri - ha dichiarato il sostituto procuratore della Repubblica di Padova Roberto D'Angelo titolare delle indagini - che mi ha dimostrato in ogni incontro gentilezza, sorrisi, passione, professionalità, fiducia e stima”. “Nessuno spazio e nessuna giustificazione devono essere concessi a questa categoria di imprenditori”, ha aggiunto il colonnello Ivano Maccani, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Padova.

 





 

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