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Redditi sotto i 10mila euro, milioni investiti nell'"operazione Miami"

La famiglia padovana dichiarava di percepire somme irrisorie in Italia, ma aveva ingenti quantità di denaro in Liechtenstein, Usa e Canada, affidate al sodalizio criminale con a capo il gioielliere di Arzergrande

Venti società "fantasma" con sede nel Delaware, negli Stati Uniti, dove vigono normative particolarmente "elastiche" in materia fiscale. Una ventina di palazzine per un totale di cento appartamenti a Miami, in Florida, acquistati con denaro riciclato. Nel mirino della Guardia di Finanza erano finite 8 persone, tra cui un gioielliere di Arzegrande, ritenuto la "mente" dell'operazione, ma anche gli investitori, indagati per dichiarazione infedele dei redditi. In particolare, nel mirino della Finanza è finita una famiglia padovana, che avrebbe dichiarato somme irrisorie in Italia, pur possedendo ingenti investimenti di denaro in Liechtenstein, Usa e Canada, affidati al sodalizio criminale.

DICHIARAZIONI INFEDELI DEI REDDITI. Tutti, moglie, marito e fratelli di lei, avrebbero infatti dichiarato al fisco redditi modesti, sproporzionati rispetto alle ingenti somme possedute all'estero. La donna, come riportano i quotidiani locali, avrebbe dichiarato tra il 2010 e il 2013, 9.312 euro, 4.387, 8.002 e 2.194 euro. Eppure gli investimenti in Liechtenstein ammonterebbero ad un milione 50mila euro, quelli in Canada a 62mila e negli Stati Uniti 790mila euro. Incongrui a fronte di quanto dichiarato anche gli investimenti del marito e dei fratelli della donna.

"OPERAZIONE MIAMI". L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Benedetto Roberti, e affidata alla Guardia di Finanza di Piove di Sacco, ha portato a controlli, perquisizioni ed intercettazioni telefoniche, che hanno permesso alle fiamme gialle di ricostruire il quadro di un sistema di evasione fiscale, che avrebbe consentito ai partecipanti all'operazione di acquistare, con denaro riciclato, cento appartamenti a Miami in Florida. A capo della frode fiscale, un gioielliere di Arzergrande, tuttora latitante. Alle otto persone accusate di avere tenuto le redini dell'operazione illecita sono state notificate le misure di custodia cautelare. Per tutte il tribunale del Riesame di Venezia, in febbraio, ha rigettato i ricorsi.

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