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Gli accertamenti fiscali condotti dalla Guardia di Finanza di Padova nei confronti dell'imprenditore falsario

Gli accertamenti fiscali condotti dalla Guardia di Finanza di Padova nei confronti dell'imprenditore falsario

False fatture da 6 milioni di euro per evadere e creare finto credito Iva

Il redditizio meccanismo di frode creato ad hoc da un imprenditore serbo 39enne è stato scoperto dalla Finanza di Padova: fatture false per 6milioni, ricavi occultati per 1.400mila, falso credito Iva per 950mila euro

Dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture false, distruzione di scritture contabili e indebita compensazione con crediti inesistenti. E' la lunga sfilza di reati per i quali un imprenditore di nazionalità serba è stato segnalato all'autorità giudiziaria dalla Guardia di Finanza di Padova a seguito di un'attenta verifica fiscale. Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, in 2 anni e mezzo, l’imprenditore falsario avrebbe emesso fatture false per circa 6 milioni di euro, occultato ricavi per 1.400mila, creato indebitamente un falso credito Iva pari a 950mila euro.

VIDEO: GLI ACCERTAMENTI DELLA FINANZA

EVASIONE E FALSO CREDITO IVA. L'individuo, già arrestato a seguito di una pregressa indagine di polizia giudiziaria, utilizzava la sua cooperativa di Cadoneghe specializzata nel subappaltare manodopera alle imprese edili operanti in tutto il Triveneto per falsificare targhe di autovetture e timbri nonchè emettere fatture per operazioni inesistenti in frode all’erario. Un redditizio meccanismo di frode creato ad hoc dall’imprenditore il quale, grazie a timbri falsi riportanti l’intestazione di ignare società, istituti di credito, enti provinciali e sigilli della Repubblica Serba, aveva allestito un impianto contabile al duplice scopo di evadere le imposte e garantirsi, nel contempo, un credito IVA non dovuto.

FATTURE FALSE E GONFIATE. In sintesi, la ditta effettuava acquisti da vari fornitori del Triveneto e, una volta ricevute le fatture, queste venivano subito inviate ad una tipografia di fiducia in Serbia che, a sua volta, provvedeva a clonare i segni distintivi in modo da creare fatture false “in bianco”, poi compilate con descrizione ed importi fasulli, perfettamente idonee a generare costi fittizi, creare un credito Iva non spettante e compensare debiti d’imposta.

FURGONI CON DOCUMENTI FALSIFICATI. Non finisce qui: un’ulteriore filone dell’indagine condotta nei confronti della cooperativa ha permesso di scoprire come la stessa utilizzasse, per il trasporto delle maestranze nei vari cantieri edili, furgoni di immatricolazione italiana, i cui documenti di circolazione erano stati falsificati ed i contrassegni assicurativi contraffatti, facendo risultare i veicoli come iscritti ai pubblici registri in Serbia. I documenti venivano realizzati con lo stesso stratagemma delle fatture false e, dunque, consentivano di evadere sistematicamente gli oneri dovuti per ogni mezzo (Rc auto, tassa di possesso), oltre ad ostacolare eventuali controlli su strada da parte degli organi di polizia. La Finanza ha pertanto provveduto al sequestro di 4 furgoni e 6 targhe.

CASE HISTORY. Negli anni d’oro della frode fiscale, la cooperativa aveva dato impiego fino a 70 operai edili, in gran parte dell’Est europeo. Molti non sopportavano più i modi sbrigativi e risoluti del titolare molto “padrone”, trovato in possesso anche di cartucce di pistola. Delle vicende della cooperativa si erano occupate anche le parti sociali: è dell’ottobre 2009, infatti, un memorandum in cui la Federazione italiana lavoratori legno edili industrie affini ed estrattive aveva segnalato le anomalie nella posizione contributiva dei dipendenti, figuranti come soci, ma in realtà in regime di lavoro subordinato, e le successive traversie del personale, costretto alla cassa integrazione da dicembre 2008 ad aprile 2009, la situazione era precipitata con il mancato pagamento degli stipendi e una situazione sempre più critica. A giugno dell’anno scorso, infine, gli accertamenti dei finanzieri della città del Santo, scaturiti da autonoma attività investigativa, hanno alzato il velo su anni di comportamenti illegali e messo fine alla supposta impunità del “Ras” del caporalato.

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