Finte assunzioni per truffare l'Inps: il permesso di soggiorno in cambio di una firma falsa

74 stranieri pagavano per essere assunti e ottenere il permesso di soggiorno. A produrre i documenti una 60enne ex consulente del lavoro con accesso agli enti pubblici

Le intercettazioni telefoniche tra gli arrestati e gli stranieri

Il permesso di soggiorno e un impiego a tempo indeterminato senza passare un solo giorno al lavoro. Oltre, magari, alla possibilità di uscire di galera. Una manna per gli oltre 70 stranieri che, pur di ottenerli, hanno accettato di pagare il "pizzo" all'organizzazione sgominata dalla polizia. Non si tratta di sfruttamento, ma di un tornaconto per entrambe le parti.

Un lavoro di facciata

Tre le persone arrestate dalla squadra mobile nell'ambito dell'operazione “Fake jobs”. Una rete di assunzioni all'apparenza regolari, che in realtà nascondevano un'autentica frode all'Inps e allo Stato. A tesserne la trama due donne e un uomo finiti in manette. Oltre a loro sono 74 gli indagati, tutti stranieri e per lo più albanesi, che accettavano di entrare in affari per ottenere permessi di soggiorno e sconti di pena, facendosi formalmente assumere come dipendenti.

La gerarchia criminale

Umberto Antonio Tiranti, 77enne torinese con un lungo passato criminale, era l'amministratore delle società che sulla carta assumevano gli stranieri. Condannato la prima volta nel '79, ha avuto guai con la giustizia per truffa, bancarotta fraudolenta, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Residente a Chiesanuova, da tempo viveva a Noventa Padovana da dove gestiva le sue attività illecite. A procacciare gli stranieri era la 61enne romena Liliana Mandachi, residente all'Arcella e ora in carcere come Tiranti, lui a Padova e lei a Verona. La parte logistica, che ha permesso all'organizzazione di reggersi in piedi, era affidata a Gianna Maria Pastorani, un passato da consulente del lavoro e tanti contatti con la pubblica amministrazione. 60enne nata a Campodoro, era lei a creare i documenti per truffare l'Inps.

L'indagine parallela che ha scoperchiato il vaso di Pandora

Documenti autentici, assolutamente credibili, tanto che per mesi il sodalizio criminale non ha destato alcun sospetto. Il marcio però era a un livello più in alto. A far partire le indagini è stato l'arresto di alcuni albanesi nel 2017 per un furto. Avevano il permesso di soggiorno, ottenuto in quanto dipendenti di alcune società tutte intestate al Tiranti. Come emerso dalle indagini, avevano un lavoro ma passavano le giornate a delinquere, fatto che ha insospettito gli agenti e ha portato a verifiche più approfondite.

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Documenti veri, lavoro finto

Gli stranieri risultavano regolarmente assunti da sei società a responsabilità limitata (Adriatica srl, Apes srl, Fortum srl, Manage consulting international srl, Templar srl e Win for life srl), con tanto di documenti depositati alla Camera di commercio. In realtà le ditte non producevano lavoro, ma emettevano ogni mese la busta paga dei dipendenti e dichiaravano all'Inps i contributi. Tutto regolare sulla carta, peccato che tali contributi non siano mai stati versati, come pure gli stipendi.

Il pagamento in cambio della copertura

Per essere assunti gli stranieri versavano una prima quota (tra 500 e 800 euro) per creare il contratto a tempo indeterminato, a cui si aggiungevano 100 euro se volevano il Cud e 150 euro al mese per avere la busta paga fittizia. In pratica pagavano per fingere di lavorare, ma un tornaconto c'era, e anche notevole. Questo perché il contratto di lavoro e lo stipendio (anche se inesistente) permettevano loro di ottenere e mantenere il permesso di soggiorno. In più quelli in carcere potevano chiedere pene alternative (affidamento ai servizi sociali) con la scusa di dover lavorare. In ultimo beneficiavano dell'assistenza Inps: vera fonte di guadagno erano i sussidi di disoccupazione e maternità, che l'organizzazione richiedeva per i suoi lavoratori intascando il denaro. Da una parte gli stranieri ci guadagnavano il permesso di stare in Italia e una perfetta copertura da cittadini modello quando erano invece delinquenti. Dall'altra i tre arrestati racimolavano i soldi versati dai finti lavoratori e gli indennizzi.

Arresti e denunce

Dopo un fitto lavoro di intercettazioni e controlli, gli inquirenti hanno portato a galla una truffa all'Inps per 81mila euro. Su disposizione della procura, Tiranti, Mandachi e Pastorani sono stati arrestati con le accuse di falso ideologico e documentale. I primi due sono finiti in carcere, la terza è ai domiciliari. Vista la portata dell'organizzazione, le indagini procedono per capire quanti stranieri siano passati attraverso questo meccanismo. I 74 stranieri beneficiari dei falsi contratti di lavoro sono stati tutti denunciati.

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