La famiglia Tindaci: «Lo abbiamo promesso a Mattia, continueremo a chiedere la verità su quella notte»

I famigliari di Mattia ricordano il compleanno del figlio, il 13 febbraio, e tornano sul desiderio di rendere giustizia alla sua memoria. «Perché non si sentono i testimoni? Dove sono sparite le foto di quella notte?»

Mattia Tindaci il 13 febbraio 2020 avrebbe dovuto compiere trentatré anni. Per questo i genitori, ancora una volta, hanno scelto di far sapere quello che è il loro stato d'animo a fronte di una vicenda giudiziaria che dura da quindici anni e che si trascina il dolore di due famiglie padovane. Da una parte i genitori di Mattia Tindaci, dall’altra quella di Nicola e Vittorio De Leo. I ragazzi, tutti tra i 17 e i 19 anni, sono morti tragicamente la notte del 5 aprile 2005 a Riese Pio X, a Treviso. L’auto in cui si trovavano insieme ad altri due amici si schiantò contro un albero: Mattia, Vittorio e Nicola morirono sul colpo. Rimasero feriti altri due amici che si trovavano in auto con loro: Francesca Volpe, proprietaria della macchina e unica maggiorenne con la patente, e Alessandro Faltinelli. Chi era alla guida è il nodo attorno al quale ruota tutta la vicenda. Per i genitori di Mattia non era lui alla guida e lo dimostrerebbero le foto dell'incidente, misteriosamente scomparse dal fascicolo e l'esame del Dna che è stato fatto sulle uniche due tracce di sangue all’ interno dell’auto, una sulla cintura di sicurezza ed una sulla parte posteriore del sedile guidatore e non erano di Mattia come verifica la perizia della dottoressa Caenazzo di medicina legale di Padova. Inoltre non sono state fatte le perizie sui genitori dei due fratelli De Leo, prima richieste dai giudici e dopo di che annullate.

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In un post i famigliari di Mattia non solo ricordano il compleanno del figlio, il 13 febbraio, ma tornarno sul desiderio di rendere giustizia alla sua memoria: «Te l’avevamo promesso, non ci arrenderemo fino alla giusta fine di questa terribile vicenda. Non lo faremo, soprattutto lo vogliamo ribadire a chi in tutti questi anni ha cercato di demolirci nella nostra ricerca della verità, con i silenzi, le bugie e la negazione di ciò che è certo e scritto in ogni pagina delle migliaia riguardanti il procedimento giudiziario.Non c’è verità, quindi non c’è pace per nessuno, nemmeno per coloro che in questi lunghi anni hanno cercato di confondere la realtà di quella notte.Ma a che pro? I morti non tornano e chi ha responsabilità non è meno responsabile anche se lo nega o l’ignora. Certo che il silenzio di chi ha vissuto quella tragedia è pesante, pesante come un macigno. Noi non possiamo accettare che tutto resti sospeso, in un limbo, per questo caro Mattia noi lotteremo sempre fino all’ultimo respiro». Hanno così scritto in un post su Fb. Così siamo tornati a trovarli per compredere qual'è il loro stato d'animo e quali sono le prospettive.

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