Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

False fatture per nascondere il commercio illecito di rottami ferrosi: indagati 7 padovani

Le fiamme gialle hanno effettuato, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Trieste, 50 perquisizioni nelle province di Padova, Venezia, Verona, Belluno, Treviso, Udine, Gorizia, Brescia e Como. Sono indagate 54 persone e altre 5 sono destinatarie di misure cautelari

Fatture false per nascondere un commercio illecito di rottami ferrosi. A condurre i giochi un’alleanza tra la criminalità cinese e quella italiana, scoperta dalla guardia di finanza di Pordenone. Tra gli indagati, sette risiedono in provincia di Padova.

I fatti

Mercoledì 16 giugno le fiamme gialle hanno effettuato, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Trieste, 50 perquisizioni nelle province di Padova, Venezia, Verona, Belluno, Treviso, Udine, Gorizia, Brescia e Como. Sono indagate 54 persone e altre 5 sono destinatarie di misure cautelari. È stato disposto anche il sequestro preventivo di 66 milioni di euro.

L’indagine

L’operazione “Via della seta” ha avuto inizio nel 2018 quando i finanzieri hanno notato anomali movimenti finanziari tra un’impresa cinese e una appena nata in provincia di Pordenone. L’organizzazione, dalla struttura molto complessa, comprava attraverso società di intermediari create ad hoc rottami ferrosi in nero. Il materiale poi fingevano di venderlo in Cina emettendo false fatture e documenti di conformità: a quel punto il materiale “pulito” poteva essere rivenduto con profitto. Le fatture inesistenti hanno un ammontare di quasi 309 milioni di euro e almeno 150 milioni di euro sono stati trasferiti illegalmente in Cina, schermati da inesistenti operazioni commerciali. 

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