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Fuori età per 1 mese, fecondazione eterologa negata: ricorre e vince

La 43enne Maria Elena Crispino potrà tornare all'ospedale di Padova per diventare madre anche se ha superato il limite anagrafico per poter accedere a questa tecnica, fissata con una delibera della regione Veneto

Quando scoprì, lo scorso ottobre, leggendo la notizia sui giornali, che anche in Italia era stato dato il via libera alla fecondazione assistita eterologa (nel suo caso con la donazione di ovociti da un'altra donna) Maria Elena Crispino aveva appena compiuto 43 anni, oltrepassando così di appena un mese l'età limite per poter accedere a questa tecnica (un limite che però non esiste per la fecondazione omologa, dove cioè il seme e gli ovuli sono della coppia che vuole un figlio), fissata con una delibera della regione Veneto per regolamentarne l'uso. Rivoltasi all'ospedale di Padova, le spiegarono che non era pertanto possibile accedere alla fecondazione a causa di quelle norme.

LA STORIA. Sposata da 6 anni con il suo fidanzato di sempre, Maria Elena aveva scoperto poco dopo di essere sterile: i suoi ovociti sono pochi e non in condizioni tali da permetterle di restare incinta. Porta con sè il dolore di ben sei aborti spontanei e cinque tentativi di fecondazione assistita omologa senza nessun successo. Non vuole e non può rivolgersi ad un centro privato, dove sarebbe stata accolta senza problemi, e non vuole andare all'estero.

LA SVOLTA. Dopo il rifiuto dell'ospedale euganeo, Maria Elena chiede aiuto all'associazione Luca Coscioni, sostenuta dall'avvocato Filomena Gallo e dallo studio legale Scieri di Padova, la sua città, con i quali vince il ricorso al Tar del Veneto per "eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto", che ha annullato la delibera regionale sul limite di età a 43 anni. "È una grandissima vittoria, sono riuscita ad ottenere un mio diritto, che ora possono avere tutte le donne - commenta la donna, con una gioia esplosiva, la notizia che i suoi avvocati le hanno comunicato, dato che potrà diventare madre con la fecondazione eterologa anche se ha superato, seppur di pochissimo, l"'età barriera" - Appena avrò il via libero dall'avvocato tornerò all'ospedale di Padova. Non ho desideri particolari, un maschio o una femmina, per me importa solo che sia sano. E sarei felice se fossero due gemelli". Tiene a sottolineare di essere stata aiutata gratuitamente dall'associazione Coscioni e dagli avvocati che hanno vinto il ricorso. E infine si rivolge alle altre donne: "Non rinunciate ai vostri diritti, e rivolgetevi ad associazioni serie per essere aiutati".

  

  

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