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Cronaca

Federalberghi plaude: "Bene un controllo sull'attendibilità di recensioni internet"

Soranzo: "Massima libertà di opinione purchè si conosca l’identità di chi scrive e si possa verificare che sia frutto di una vera esperienza"

E’ una delle battaglie “storiche” ingaggiata da albergatori (e più in generale pubblici esercizi) contro le falsità spacciate per verità sul web.
“Sono anni – conferma Monica Soranzo, presidente di Padova Hotels Federalberghi Ascom – che a proposito delle recensioni dei nostri esercizi sui siti turistici insistiamo su una discriminante: massima libertà di opinione purchè si conosca l’identità di chi scrive e si possa verificare che sia frutto di una vera esperienza”.

"Problema enorme"

La questione è tornata di strettissima attualità dal momento che il Tribunale penale di Lecce ha comminato una pena esemplare (nove mesi di carcere) a uno "spacciatore" di “bufale”, che scriveva e vendeva recensioni false utilizzando un'identità falsa. “Siamo in presenza – continua Soranzo - di uno dei primi casi legali in cui viene sanzionato il fatto di scrivere recensioni false sotto falso nome. Peraltro con l’aggravante che queste falsità venivano vendute ad operatori evidentemente non degni di questo nome”. Dunque un buon risultato. “Anche se si tratta pur sempre – ammette la presidente degli albergatori padovani dell’Ascom – della punta dell’iceberg visto che ci troviamo ad affrontare un problema dalle dimensioni enormi che solo in minima parte riguarda lestofanti patentati ma, per la stragrande maggioranza dei casi, è legato all’assenza del sacrosanto principio di responsabilità”. 

Recensioni di veri clienti

Ciò che lamentano gli albergatori, infatti, è che la rete, appellandosi a tutele di privacy che non dovrebbero essere ammesse, veicola recensioni anonime e nickname di comodo. “Noi invece – replica Soranzo – chiediamo non di vietare le recensioni (la critica, se reale, non può che far bene ad un esercizio commerciale) ma che queste siano scritte da veri clienti, che raccontano veri soggiorni in hotel. La sentenza del Tribunale di Lecce, in questo senso, è meritoria perché finalmente “aggredisce” un ambito fin troppo sottovalutato, ma rischia, in assenza di adeguati strumenti legislativi, di rappresentare il tentativo di svuotare l’oceano con un cucchiaino”.

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