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Cronaca

Femminicidio di Silvana Cassol Flash-mob di Senonoraquando

Dopo la morte dell'impiegata comunale uccisa dal marito poliziotto la settimana scorsa a Cadoneghe, il movimento ha deciso di organizzare un sit-in per domani, davanti al Municipio, proprio dove Silvana lavorava, un atto di denuncia per lei e tutte le vittime di femminicidio

Stazioneranno davanti al Municipio in via VIII febbraio dalle 17.30 per dire no al femminicidio e per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un fenomeno che definiscono ormai un’emergenza nazionale: la violenza sulle donne. Senonoraquando ha organizzato per domani un flash-mob che vedrà l’intervento iniziale di Milvia Boselli, consigliera comunale e coordinatrice del movimento, le lettura di testi e testimonianze sul tema e la presenza di cartelli e striscioni per attirare l’attenzione dei passanti.

LA MORTE DI SILVANA. A far scattare l’iniziativa la tragica morte di Silvana Cassol, uccisa la settimana scorsa per mano del marito Gabriele Ghersina, a sua volta suicida. Un passato come vigilessa, Silvana, 49 anni, lavorava per il Comune di Padova nel settore edilizia pubblica. Ai colleghi è stato chiesto per l’occasione di esprimere un ricordo, di parlare di questa vicenda, rompendo il muro della rabbia e della tristezza che circonda questo come tanti altri drammi, ma è un compito difficile e le organizzatrici non sanno ancora se sarà possibile.

SUICIDIO-OMICIDIO A CADONEGHE

I DATI DEL FEMMINICIDIO. Se la morte di Silvana è stato l’input per realizzare questa iniziativa, non è solo per lei che scenderà in piazza il movimento. I dati infatti parlano chiaro: 124 sono le donne uccise in Italia nel 2012, già 29 da inizio anno, con tre casi in tre giorni.

A PADOVA UNA RETE DI SALVATAGGIO. La città di Padova per contrastare il fenomeno ha messo in piedi da tempo una rete che unisce pubblico e privato al fine di assistere e dare rifugio alle donne vittime di maltrattamenti. Il Centro veneto progetti donna in convenzione con il Comune ha aperto da un mese una casa di fuga dove attualmente vivono tre donne con i figli. Esiste poi una casa di seconda accoglienza del Comune gestita dalla Croce Rossa dove i servizi sociali indirizzano i casi più bisognosi. Un’altra casa rifugio è stata aperta dal gruppo Polis. Il tutto grazie anche alla collaborazione con Usl, Azienda ospedaliera e forze dell’ordine. L’intera rete di accoglienza messa in piedi dal Comune è stata finanziata l’anno scorso dal Dipartimento nazionale per le pari opportunità. Ma non è finita, perché il prossimo obbiettivo passa attraverso l’educazione nelle scuole. Questa è una battaglia infatti, come ci dice Milvia Boselli, che va combattuta prima di tutto sul piano culturale.

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