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Il regista padovano Andrea Segre

Il regista padovano Andrea Segre

Mostra Cinema, i padovani Segre e Rossetto nella sezione Orizzonti

L'autore di "Io sono Li" a Venezia con "La prima neve", storia dell'incontro tra un undicenne trentino e un giovane del Togo. In "Piccola patria" raccontate le vite ai margini di due ragazze e un immigrato albanese

Dopo il successo di "Io sono Li", presentato due anni fa al Lido in occasione delle Giornate degli Autori, il regista padovano Andrea Segre torna alla Mostra del Cinema di Venezia con il film "La prima neve" che concorrerà alla vittoria nella sezione Orizzonti insieme all'opera di un altro autore euganeo, il documentarista Alessandro Rossetto al suo esordio fiction con "Piccola Patria".

"LA PRIMA NEVE". "I dolori e silenzi diventano occasioni per capire e conoscere. Un tempo per lasciare che le foglie, gli alberi e i boschi si preparino a cambiare". In queste parole che campeggiano a descrizione del film nella pagina Facebook ad esso dedicata, si coglie già lo spirito della nuova fatica del 36enne Andrea Segre, alla sua seconda esperienza propriamente "filmica" dopo numerose tappe nel mondo del documentario. Prodotto da Francesco Bonsebiante della Jolefilm (casa di produzione padovana fondata da Marco Paolini) con Rai Cinema, e girato fra la val di Cembra, la valle dei Mocheni e la Valsugana, "La prima neve" racconta dell'incontro fra due storie di vita diverse accomunate dal dolore, quello dell'undicenne Michele (interpretato dal giovane trentino Matteo Marchel), segnato dal lutto per la morte del padre, e quello di Dani (Jean-Christophe Folly), giovane togolese fuggito dalla guerra libica, alle prese con la difficile accettazione della propria paternità. I protagonisti scopriranno nella condivisione delle loro esperienze la chiave per la propria rinascita. Un ulteriore accento di "padovanità" è dato dalle musiche originali che accompagnano il film, composte dalla Piccola Bottega Baltazar.

"PICCOLA PATRIA". Anche per "Piccola Patria" di Alessandro Rossetto, che al pari del film di Segre ha già una pagina dedicata sullo stesso social network, la descrizione è del tutto evocativa: "Ritratto di una periferia del mondo e immagine di un piccolo universo di attorcigliata e distorta fascinazione". Prodotto da Gianpaolo Smiraglia per Arsenali Medicei Cinematografica e Luigi Pepe per l’azienda trentina Jump Cut, il film, ambientato in un "fuligginoso, fangoso e torbido Nordest", racconta le vite ai margini tra città e campagna di due giovani ragazze e un immigrato. Luisa e la sua migliore amica Renata ricattano sessualmente Menon, usando per i loro scopi l'ignaro Bilal, giovane fidanzato albanese della protagonista, ma l'intreccio è destinato a complicarsi: Carnielo, padre di Luisa, con Menon condivide un’amicizia grezza e dai tratti xenofobi, di cui anche Bilal sarà vittima, e non sa del ricatto messo in atto dalla figlia. I giovani si ritroveranno alle prese con qualcosa più grande di loro.

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