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Fiumi inquinati di Pfoa a Vicenza ma anche a Verona e Padova

Lo ha evidenziato una campagna di misurazioni del Cnr. La regione Veneto ha richiesto un parere all'Istituto superiore di sanità sulle possibilità di rischio per la popolazione e deciso l'adozione di misure per ridurre gli effetti

Composti utilizzati principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua vari materiali come tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti. Questo sono i Pfoa, sostanze perfluoro-alchiliche inquinanti rilevate in diversa concentrazione nelle acque superficiali di una trentina di Comuni veneti, principalmente della provincia di Vicenza, e di quelle limitrofe di Padova e Verona.

RISCHI PER LA POPOLAZIONE? La presenza di queste sostanze è emersa in seguito a una campagna di misurazioni effettuata dal Cnr in accordo con il ministero dell’Ambiente. I tecnici del dipartimento regionale di Prevenzione hanno richiesto un parere all’Istituto superiore di sanità sulle possibilità di rischio per la popolazione. È inoltre in corso una dettagliata informativa all’autorità giudiziaria competente e sono già stati attivati i controlli di competenza dell’Arpav. “L’Iss – informa l'assessore regionale alla Sanità Luca Coletto – ha rassicurato sull’assenza di un rischio immediato per la popolazione, ma a scopo cautelativo ha consigliato l’adozione di misure di trattamento delle acque potabili per l’abbattimento delle sostanze in questione e di prevenzione e controllo delle filiera idrica delle acque destinate al consumo umano nei territori interessati”.

LE MISURE DI CONTENIMENTO. Dopo una serie di incontri con tutti gli Enti coinvolti, queste le misure decise per ridurre nell’immediato il potenziale rischio per la popolazione: è stata data indicazione agli Enti gestori di installare sistemi di trattamento delle acque per l’abbattimento sostanziale delle concentrazioni degli inquinanti presenti; è stata valutata l’adozione di approvvigionamenti tramite reti acquedottistiche collaterali; è stato concordato con gli Enti gestori e con le Ulss interessate un piano di campionamento delle acque potabili in diversi punti di uscita dell’acqua dai pozzi. La situazione è monitorata a livello delle Aziende Ulss coinvolte (5 Ovest Vicentino, 6 di Vicenza, 17 di Este, 20 di Verona e 21 di Legnago) ed ha un coordinamento regionale ed un supporto a livello centrale da parte dei Ministeri interessati e dell’Istituto Superiore di Sanità.

DOVE. 4 le aree geografiche coinvolte: il bacino dell’Adige e del suo affluente Alpone-Chiampo; l’area del vicentino a nord dell’autostrada costituita principalmente dalla Valdagno (Valdagno e Trissino) e la parte alta della valle del Chiampo (Arzignano); il bacino del Bacchiglione che include Schio, la Valdastico e la città di Vicenza; l’area a sud dell’autostrada racchiusa tra l’Adige e i colli Berici ed Euganei, dove è ubicato lo scarico di un collettore consortile. Questo collettore trasferisce i reflui depurati di cinque depuratori (Trissino, Arzignano, Montecchio, Montebello e Lonigo, per un totale circa 2.300.000 abitanti equivalenti) nel canale Fratta-Gorzone all'altezza di Cologna Veneta, in prossimità della confluenza nel Fratta-Gorzone del canale irriguo Leb che garantisce il carico idraulico adeguato. Il canale Fratta-Gorzone, attraversa quindi le provincie di Padova e Venezia, e confluisce nel fiume Brenta in località Punta Gorzone a sud di Chioggia, prima della foce a Cà Pasqua.

GRADO DI CONCENTRAZIONE. I bacini dell’Adige-Chiampo, del Bacchiglione e dell’Agno a nord dell’autostrada sono meno inquinati con concentrazioni massime di PFOA < 100 ng/L. A sud dell’autostrada, invece, nel bacino di Agno e Fratta Gorzone, anche a monte dello scarico del collettore, sono state misurate concentrazioni di Pfoa molto elevate, spesso superiori a 1000 ng/L, che, come riferito dalla Regione, "destano una certa preoccupazione dal punto di vista ambientale, pur considerando che i corpi idrici in esame hanno ridotta portata e sono già sottoposti ad un carico antropico e industriale molto elevato. La concentrazione di queste sostanze nelle acque potabili campionate da punti di erogazione pubblici e privati ha evidenziato concentrazioni variabil. Anche in questo caso la maggior parte delle acque campionate nei bacini dell’Adige (riva destra) e del Bacchiglione (incluso Vicenza) non presentano quantità rilevabili di queste sostanze, mentre nel bacino di Agno-Fratta Gorzone vi sono concentrazioni crescenti da nord a sud, che raggiungono valori di PFOA (sostanze perfluoro – alchiliche) superiori a 1000 ng/L.

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