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Autori di scritte neonaziste identificati dalla Digos: sono due padovani di 26 e 27 anni

Le frasi estremiste sono comparse lo scorso 2 ottobre e rientravano in un piano di propaganda di estrema destra. A casa i ragazzi avevano anche una copia del "Mein kampf" di Hitler e una piantina dove avevano segnato a penna la posizione delle telecamere comunali

La loro era un’azione di propaganda studiata nei minimi dettagli. Hanno scritto frasi neonaziste in punti attentamente selezionati ma la Digos è riuscita a risalire ai due autori estremisti.

L’operazione

Nella mattinata di martedì 26 gennaio un 26enne e un 27enne padovani sono stati identificati come autori di scritte neonaziste. A confermare la paternità le perquisizioni effettuate dalla polizia, disposte dal sostituto procuratore Andrea Zito che stava indagando sulle frasi comparse lo scorso 2 ottobre in due punti della città. Per la precisione al parco comunale Cavalleggeri e all’istituto Einaudi. Con la vernice spray i due ragazzi hanno scritto al parco «Pedro merda-zecche», «Comunisti al muro 1488» circondati dalla croce celtica cerchiata, una stella di David e la runa Wolfsangel, simbolo inizialmente adottato dai nazisti e poi sostituito con la svastica. Sui muri della scuola le frasi erano dello stesso tenore: «Antifa-merda», «Comune merda», «Comunisti a morte». 

Le indagini

Frasi del genere non sono passate inosservate. La Digos, che monitora qualsiasi gruppo estremista, ha acquisito i filmati delle telecamere cittadine che hanno mostrato i due giovani nell’atto di scrivere le frasi sopra citate. E durante le perquisizioni i poliziotti hanno avuto la conferma dei sospetti. I due giovani avevano degli adesivi che recitavano «Islamisti non benvenuti – Generazione identitaria» ma anche manifesti del gruppo di estrema destra Legio Europae con la scritta «Popoli d’Europa uniti». È stata trovata una copia del “Mein Kampf” di Hitler, alla quale gli investigatori pensano i due estremisti si ispirassero per le loro azioni, e una piantina di Padova sulla quale erano segnati a penna le posizioni di alcune telecamere comunali e gli istituti dove scrivere le frasi propagandistiche. Nelle loro case sono stati trovati anche i vestiti che indossavano quella sera, riconosciuti grazie alle telecamere.

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