Caporalato per frodare il Fisco: sfruttano i clandestini con documenti falsi prodotti a Padova

Uno studio padovano rientra nell'inchiesta sul favoreggiamento dell'immigrazione e il riciclaggio: creava contratti e buste paga fittizi per regolarizzare le false assunzioni

É di quattro arresti e undici denunce il bilancio dell'indagine condotta dalla guardia di finanza di Verona in merito a un giro illecito di assunzioni. A produrre i documenti falsi per frodare il Fisco e lo Stato era anche uno studio di consulenza padovano.

Numeri sospetti

A far scattare le indagini è stata un'anomalia nel registro assunzioni di una ditta veronese che si occupa di fare da mediatore fornendo manodopera ad altre aziende. Tra il 2014 e il 2017 ha assunto più di 300 extracomunitari, continuando a reclutare lavoratori anche dopo aver ufficialmente cessato l'attività. Sono poi emerse altre due aziende che agivano allo stesso modo, per un totale di oltre 500 false assunzioni. Queste servivano agli extracomunitari per dimostrare di avere un lavoro e ottenere il permesso di soggiorno. Per essere assunti pagavano, secondo il tariffario degli sfruttatori, 400 euro e quasi mai venivano realmente impiegati per lavorare. I pochi che venivano forniti come manodopera ad alcune aziende agricole veronesi erano invece sottopagati o non pagati affatto.

Documenti falsi prodotti nel Padovano

Oltre al “pizzo” per essere assunti gli sfruttatori guadagnavano anche frodando l'Inps. Registravano i finti lavoratori ed emettevano buste paga per le quali non versavano i contributi né pagavano i falsi dipendenti. Per fare ciò si avvalevano di due studi di consulenza del lavoro, uno a Padova e l'altro a Vicenza. Questi producevano i documenti (buste paga, contratti) presentati all'istituto previdenziale per far risultare il regola le assunzioni. Si stima che la frode fiscale ammonti a 1 milione e 200mila euro.

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Boss e "caporali" in manette

Quattro gli arrestati, il boss dell'organizzazione e tre “caporali”. Al vertice c'era il legale rappresentante di una ditta fornitrice di manodopera, ora ai domiciliari. Per reclutare i clandestini ricorreva a tre marocchini per i quali il Gip ha disposto l'obbligo di dimora nei comuni di residenza e la firma quotidiana. Oltre a procacciare gli extracomunitari, i “caporali” erano veri e propri controllori addetti a sorvegliarli negli alloggi fatiscenti in cui venivano stipati e a vigilare che non vi fossero lamentele o soffiate alle autorità. Le misure cautelari, in merito alle accuse di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento del lavoro e riciclaggio, sono state eseguite tra le province di Verona, Treviso e Udine.

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