Finanza, 400 milioni di litri di carburante in frode: 31 persone indagate, anche a Padova

L'operazione "Light Fuel" è scattata a conclusione di un'indagine avviata nel novembre del 2015 e volta a disarticolare 4 organizzazioni criminali dedite alle frodi nel settore

Numeri da capogiro. Almeno 400 milioni di litri di carburante illecitamente immessi sul mercato per un controvalore di 360 milioni di euro; 26 milioni di Iva e accise evase solo nel 2015 (nel 2016 il giro si sarebbe ulteriormente allargato); 100 i finanzieri al lavoro fin dall'alba (VIDEO) di mercoledì per portare a galla questo traffico, che vede coinvolte almeno 31 persone finite sotto indagine e che ha comportato una evasione tributaria definita "colossale" dal procuratore di Venezia, Carlo Nordio. Per ora le perquisizioni hanno riguardato solo il Veneto, ma i baschi verdi entreranno in azione mano a mano in tutto lo Stivale: le operazioni coinvolgono, infatti, oltre al Veneto, la Campania, la Lombardia, il Lazio, l'Umbria, il Sud Italia.

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31 INDAGATI. Il nucleo di polizia tributaria di Venezia ha eseguito perquisizioni finalizzate al sequestro di 18 milioni di litri di benzina e gasolio oggetto di ricettazione. Intanto sono in corso di notifica avvisi di garanzia, nelle province di Roma, Milano, Napoli, Como, Varese, Perugia, Piacenza, Treviso, Padova e Rovigo, nei confronti di 31 soggetti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, omessa presentazione della dichiarazione e di dichiarazione infedele, sottrazione al pagamento dell’accisa ed occultamento della documentazione, nonché ricettazione. Sono accusati di aver gestito 16 società di trading, fornitrici dei prodotti petroliferi, risultate mere società "cartiere". Sono 12 gli indagati in provincia di Venezia, dove era situata una delle basi logistiche dell'organizzazione (viene contestata anche l'associazione a delinquere). Dalla città giardino partivano le autocisterne per rifornire di carburante a prezzo ribassato i gestori delle pompe di benzina compiacenti. Secondo la guardia di finanza, erano 4 le "menti" principali del gruppo. Alcune con precedenti specifici in fatto di frodi "carosello". Si suddividevano il territorio di competenza. Le persone coinvolte nella frode rischiano, oltre al sequestro di beni di cui si è detto, condanne anche superiori ai 6 anni di reclusione.

L'AVVIO DELLE INDAGINI. L'indagine inizia nel novembre 2015 proprio a Marghera, quando la guardia di finanza si rende conto che alcuni distributori applicano alla pompa prezzi particolarmente bassi. Sospetti. Al di sotto della "forchetta" di prezzo consigliato giornaliera. Non si scappa: se il prezzo è inferiore c'è qualcosa che non va. Si evade. Le fiamme gialle eseguono una mappatura, portano a termine pedinamenti e osservazioni per ricostruire l'intera filiera illecita. Il rifornimento avveniva attraverso autobotti anonime, bianche. Nessuna insegna. Si è così arrivati, dopo 2 anni d'indagini, a scoprire l'esistenza dell'organizzazione dedita alle frodi nel settore dei carburanti per autotrazione. Nei guai anche i gestori dei distributori, cui viene contestato comunque il reato di ricettazione: l'acquisto avveniva alla luce del sole, ma secondo i magistrati non era possibile che gli acquirenti non sapessero che la benzina proveniva da giri illegali. Tanto più che le indagini sono scattate anche dalle segnalazioni di operatori di pompe bianche onesti che si sono rifiutati di acquistare il prodotto a prezzi stracciati, consapevoli che si sarebbero messi nei guai.

SOCIETÀ CARTIERE. Il meccanismo fraudolento è stato realizzato attraverso la classica interposizione di società cartiere, poste tra il fornitore e il destinatario finale. Riuscivano ad approvvigionarsi di carburante senza pagare l'Iva (magari andando in Slovania o a Malta ad acquistarla), avendo la possibilità di offrire il prodotto - comunque di qualità - a un prezzo inferiore rispetto ai livelli di mercato. In alcuni casi la società dichiarava di essere un esportatore abituale e, potendo acquistare carburanti senza l’applicazione dell'Iva, lucrava sulla differenza con l’imposta incassata in vendita e mai versata all’Erario. I meccanismi fraudolenti portano alle stesse conclusioni: l’Iva e l’accisa non vengono versate all’erario, consentendo alle organizzazioni criminali di battere qualsiasi concorrente grazie a prezzi inferiori non praticabili dagli operatori onesti. Le società fornitrici hanno acquistato una parte significativa dei prodotti petroliferi in Slovenia. Tra queste una è risultata avere sede legale a Malta e operativa in Svizzera.

TRE SISTEMI PER FRODARE IL FISCO. Erano 3 i sistemi utilizzati per frodare il fisco: l'acquisto di prodotto da depositi fiscali con sede in Italia senza applicazione dell’Iva, tramite presentazione di false dichiarazioni d’intento. I carburanti così acquistati venivano quindi ceduti ai distributori stradali, in alcuni casi anche tramite l’interposizione di intermediari, con applicazione dell’Iva che veniva incassata ma non versata all’erario; il secondo sistema prevedeva l'acquisto intracomunitario di prodotto da parte di società compiacenti intestate a prestanome, con successiva vendita in Italia con addebito dell’Iva al cessionario, incassata ma non versata all’erario; il terzo metodo consisteva nell'acquisto di prodotto da depositi fiscali siti in Italia da parte di società “cartiere” che rivendevano il carburante ai distributori stradali, con applicazione dell’Iva che veniva incassata e non versata all’erario; in alcuni casi è stato anche riscontrato che le “cartiere” omettevano di corrispondere l’accisa gravante sui prodotti petroliferi, compensandola con fittizi crediti Iva. Le indagini hanno riguardato l'anno fiscale inerente il 2015. Ma si allargheranno anche al 2016 nel momento in cui saranno presentate le dichiarazioni fiscali.

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