Cronaca

Rapine in abitazione: altri 25 furti addebitati alla banda sgominata a inizio giugno

La squadra mobile ha ricostruito altri colpi messi a segno dalla banda finita in manette due mesi fa, orologi, braccialetti e collanine recuperati saranno messi su Facebook

Altri venticinque furti oltre ai quaranta già commessi sono stati addebitati alla banda che era stata sgominata dalla squadra Mobile di Padova lo scorso 7 giugno al termine di un’operazione che aveva portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere e ad altrettanti arresti domiciliari compresi dei minorenni.

SU FACEBOOK. Gli episodi risalgono a tra novembre del 2016 e marzo del 2017 a Padova. Sessantasei pezzi tra gioielli, orologi e monili recuperati dalle forze dell’ordine durante i sequestri ai Compro Oro mancano all’identificazione. Le foto dei monili verranno rese pubbliche sulla pagina Facebook della Questura di Padova e verranno restituiti a chi ne farà richiesta dopo aver portato copia della denuncia.

ANCHE UN MINORENNE. L’indagine, iniziata a novembre 2016, ha riguardato un sodalizio criminale composto prevalentemente da cittadini albanesi, specializzato in furti in abitazione, effettuati con la complicità anche di un minorenne (arrestato anch’egli in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal sostituto procurratore del Tribunale per i Minorenni di Venezia Giulia Dal Pos e firmata dal gip, Valeria Zancan). Alla fase esecutiva delle misure cautelari hanno partecipato agenti della squadra Mobile, coadiuvati da colleghi della Digos e del Commissariato Stanga, unitamente a colleghi del Reparti prevenzione crimine e della polizia scientifica“

IL MODUS OPERANDI. Gli indagati si trovavano ogni giorno al Bar Fly a Padova in Galleria Tito Livio (a pochi passi dalla Questura) e lì organizzavano i colpi da mettere a segno nel pomeriggio. Ogni giorno organizzavano circa 3-4 furti e si organizzavano in gruppi da circa 4 persone. Dopo aver disposto le squadre, si spostavano in zona Bassanello, dove avevano la loro base operativa. Lì si cambiavano, indossando vestiti scuri, prendevano gli attrezzi per lo scasso e, all'imbrunire, si dirigevano verso gli appartamenti da derubare. Si spostavano con i mezzi pubblici o a piedi, anche lungo gli argini. Accedevano alle abitazioni scassinando gli infissi con grossi cacciaviti, chiamati la "spada di Skanderberg" (un eroe albanese), e poi bloccavano l'ingresso con un mobile.

LE DONNE RIVENDEVANO I GIOIELLI RUBATI. Al gruppo vengono attribuiti circa 40 furti. Rubavano gioielli e preziosi presenti nelle case e, per non renderli riconoscibili, li modificavano, staccando anche le pietre, per poi rivenderli ai compro oro della zona o portarli fino a Milano nei campi nomadi. Infine, si spartivano l'incasso della vendita. Le ragazze avevano in particolare il compito di rivendere l'oro ai compro oro.

L'ARRIVO IN ITALIA DA MINORENNI. Il sodalizio era composto soprattutto da ragazzi giovani, provenienti in gran parte dalla stessa zona dell'Albania (città di Lac), di età compresa tra i 17 e i 22 anni, giunti nel territorio nazionale da minorenni. Una volta entrati in Italia i ragazzini (di 15-16 anni) si sono presentati al Comune di Padova chiedendo cibo e collocazione. Essendo minori non accompagnati, sono stati presi in carico dai servizi sociali che, attraverso il giudice tutelare del Tribunale, li hanno affidati alla comunità "Noi associazione famiglie padovane onlus". L'associazione a sua volta si è occupata di collocarli in strutture di accoglienza in città.


 

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