Cronaca

Al palo banda specializzata in furti A Monselice colpo da 40mila euro

Il gip del tribunale di Bologna ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti albanesi, autori di razzie nel Padovano e nelle province di Bologna, Ravenna, Piacenza e Firenze

La refurtiva

Con un blitz all'alba di mercoledì, la polizia ha dato esecuzione a 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Bologna su richiesta della procura, a carico di altrettanti cittadini di nazionalità albanese (di età compresa tra i 20 e i 30 anni) resisi responsabili di numerosi furti in appartamento nel Centro-Nord–Est, ovvero nella provincia di Bologna, per lo più, ma anche in quelle di Ravenna, Piacenza e Firenze. Il colpo più consistente, però, è stato messo a segno proprio nel Padovano, a Monselice, dove, tra contanti e gioielli, i banditi erano riusciti ad arraffare un bottino da 40mila euro.

UN FURTO AL GIORNO. 23 i "colpi" accertati finora, solo nell'ultimo mese (da novembre al primo dicembre 2014), almeno uno al giorno. Svariata la refurtiva racimolata, per un valore di decine di migliaia di euro. Non è da escludere - sottolineano dalla Questura - che la banda sia stata artefice di altri, numerosi, furti. Lo fa pensare il modus operandi, troppo sicuro, veloce. Dei "professionisti", insomma, molto determinati, tanto che nell’ambito dell’operazione, condotta dagli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di Imola, sono stati rinvenuti una pistola calibro nove con canna corta  e relative munizioni. Gli inquirenti non escludono che l'arma - provento di uno dei furti - sia stata trattenuta per essere utilizzata durante i futuri colpi.
         
RAPINA VIOLENTA AD IMOLA. Da Imola ha preso le mosse l'indagine articolata che ha portato la polizia a stringere il cerchio intorno al sodalizio criminale. Il 'colpo' era stato portato a termine nel 2011, da tre soggetti, che si entrarono in un appartamento, all'interno erano presenti due anziani. I criminali non esitarono a sequestrarli, legandoli e tagliando i fili del telefono per isolarli completamente. Riuscirono a fuggire con il bottino. Avviate le indagini, sul luogo del reato venne intercettata un'impronta digitale. Da qui si risalì ad uno dei responsabili, finito in manette qualche tempo dopo. Una volta tornato in libertà, il soggetto tornò ai vecchi 'affari'. Tenuto sotto osservazione il predatore, attraverso intercettazioni telefoniche, gli agenti sono riusciti poi a risalire agli altri sodali della banda, pian piano.

FURTI A RUOTA LIBERA, STESSO MODUS OPERANDI. A carico del gruppo - per ora - sono attribuibili 23 furti, perpetrati per lo più nella provincia di Bologna (da Imola a Castel San Pietro Terme, Loiano, Grizzana Morandi, Pianoro). La banda prediligeva dirigersi vero abitazioni in luoghi appartati, in zone per lo più collinari. Quasi sempre nel mirino finivano gli appartamenti ai piani bassi. Solitamente agivano quando gli abitanti erano fuori casa, ma in alcune circostanze sono riusciti a mettere a segno colpi anche mentre i proprietari delle abitazioni erano all'interno. Usavano introdursi dalla finestre, che aprivano con destrezza con l'ausilio di attrezzi non rumorosi. Agivano divisi in due gruppetti: 3/4 persone per per ogni colpo: uno rimaneva in auto, scaricava i complici, che lestamente si introducevano nelle case e poi, con la refurtiva in pugno, venivano prelevati dal sodale, che nel frattempo rimaneva nei pressi, senza sostare davanti l'appartamento prescelto, per non dare nell'occhio.

LA REFURTIVA. Il bottino, il cui valore ancora resta imprecisato - comprende oggetti preziosi, abbigliamento firmato, stilografiche di pregio, orologi di valore, apparecchi elettronici. Per decine di migliaia di euro. Basti pensare che solo con il furto portato a termine in un'abitazione a Monselice, in provincia di Padova, erano riusciti ad asportare denaro e monili per circa 40mila euro. Tra la refurtiva - poi recuperata dagli agenti - è stata rinvenuta anche una pistola, con tanto di munizioni. I criminali l'avevano tenuta per loro, invece di rivenderla come fatto con la maggior parte della refurtiva racimolata. Il possesso dell'arma - raccontano dalla Questura - ci ha fatto preoccupare. Non è da escludere infatti che questi soggetti giovani, dotati di forza e determinazione, avrebbero potuto usare l'arma nei futuri colpi". Da qui la decisione di agire velocemente, per neutralizzare il gruppo prima che la situazione "sfuggisse di mano".

BLITZ, ARRESTI E LATITANZA. Una lunga operazione, attraverso anche il monitoraggio - tramite Gps piazzati sulle auto - degli spostamenti dei criminali, ha portato al blitz finale, quando ormai la Polizia era riuscita a racimolare le prove per inchiodare la banda. Risale all'alba di mercoledì l'irruzione degli agenti nei due appartamenti bolognesi in cui vivevano i 7 soggetti arrestati, uno in via Delle Fonti e l'altro in via Calzolari. Appartamenti signorili, insospettabili. All'interno dei due domicili sono stati trovati i sette criminali, del gruppo però farebbe parte anche un ottavo sodale, che al momento risulta latitante. Tutti gli arrestati risponderanno di furto aggravato continuato in concorso. Alcuni di loro anche di detenzione illegale di arma (riferibile alla pistola rinvenuta in uno dei due appartamenti e provento di un furto). Dalle risultanze investigative è inoltre emerso che uno dei membri della gang avrebbe tirato le fila anche di un giro di prostituzione; per questo sul suo capo pende anche l'accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

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