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Parte della refurtiva recuperata

Parte della refurtiva recuperata

Furti gioielli nomadi di via Longhin Vittime ritrovano gli ori in questura

Sono già quattro le persone, due del centro di Padova, una dal quartiere Guizza e un'altra da Monselice, ad aver riconosciuto i propri preziosi tra la refurtiva recuperata dalla polizia nell'operazione "Zingari brillanti"

L'appello lanciato lo scorso 18 luglio dal capo della squadra Mobile di Padova, il vice questore aggiunto Marco Calì, sta dando i primi frutti. Sono già quattro le persone che si sono presentate in questura negli ultimi giorni per riconoscere e rientrare in possesso dei propri gioielli finiti nel bottino dei nomadi di via Longhin, arrestati un mese fa nella maxi operazione denominata "Zingari brillanti" e che, a seguito di ulteriori accertamenti, ha portato, la scorsa settimana, al recupero di parte della refurtiva al Monte dei pegni di Mestre.

TUTTE LE FASI: IL "TESORO" DEI NOMADI: I gioielli rubati trovati al Monte dei pegni di Mestre - L'APPELLO: "Se riconoscete i vostri gioielli, venite in questura a riprenderli" - OPERAZIONE "ZINGARI BRILLANTI": 18 arresti, soprattutto in via Longhin - VIDEO: Il blitz della polizia al campo nomadi - VIDEO/1: L'intervista al capo della squadra Mobile Marco Calì - IL NEO SINDACO BITONCI (LEGA): "Aria nuova a Padova"

LE ZONE DEI COLPI. Le vittime dei furti risiedono in centro città, due, alla Guizza e a Monselice. L'invito della polizia di Padova a chiunque riconosca tra la refurtiva i propri gioielli, se colpiti negli scorsi mesi da furto, è di recarsi in questura con la denuncia per rivendicare la proprietà e rientrare in possesso del maltolto. Ciascun pezzo dei circa cento che compongono la refurtiva è stato censito e inserito sul sito della polizia di Stato alla voce "refurtiva".

DAI DOMICILIARI AL CARCERE. Nel primo pomeriggio di martedì, la squadra Mobile ha inoltre eseguito l'arresto in carcere di uno dei nomadi finiti ai domiciliari lo scorso giugno. L'aggravamento della pena è dovuto al fatto che il ristretto, Megaiber S., 23 anni, continuava a frequentare dalla sua residenza di via Longhin persone pregiudicate anche esterne al campo.

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