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Cronaca

Rubavano i bancomat al centro smistamento posta e poi estorcevano il pin alle vittime

Tre le misure cautelari emesse dalla Procura di Roma. Sembra che si tratti di una banda organizzata e il giro d'affari sarebbe superiore al milione di euro

Rubavano le lettere con i bancomat anche dal centro smistamento posta di Padova e poi chiamavano i clienti estorcendo il pin. Tre le misure cautelari per truffa emesse dalla Procura di Roma.

Il fatto

Martedì 30 novembre sono state emesse tre misure di custodia cautelare nei confronti tre persone accusate di truffa aggravata in concorso, frode informatica, ricettazione, sostituzione di persona, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento sottratte dal circuito postale. L’indagine è partita dal Commissariato Appio Nuovo di Roma, diretto da Pamela De Giorgi, nel luglio 2020 quando un’anziana romana denuncia una serie di prelievi non autorizzati sul suo conto, con cui erano stati sottratti circa 12 mila euro. Il tutto era avvenuto a seguito di una telefonata ricevuta dalla vittima: una donna, presentatasi come dipendente della nota banca, di cui la stessa denunciante era cliente, sostenendo che c’erano alcuni problemi con l’invio del nuovo bancomat, era riuscita a convincere la vittima a fornirle il codice pin della sua nuova tessera, che la stessa aveva ricevuto legittimamente pochi giorni prima.

Le indagini

Non era un caso isolato. Gli investigatori, lavorando su più di 40 episodi simili, avvenuti su tutto il territorio nazionale, hanno capito che il presunto gruppo criminale, con modalità che sono a tutt’oggi oggetto di accertamento, entrava in possesso delle lettere contenenti le nuove tessere bancomat/carte di credito destinate ai clienti del noto  bancario. Buona parte di queste lettere sono state rubate nei compartimenti postali di Padova, ma risultano degli ammanchi simili anche da Bologna e Peschiera Borromeo. Con in mano le tessere, i sodali, iniziavano a chiamare i clienti ben sapendo che, con altre modalità, erano già entrati in possesso del pin, cercando di estorcere la combinazione di 5 numeri. Chi non voleva fornire il pin “a voce” veniva invitato a digitarlo sul proprio telefono cellulare, questo perché sul telefono del truffatore era istallato un D.T.M.F. - “dual tone multi-frequency “ – ovvero un sistema di codifica, usato in telefonia per decriptare codici numerici sotto forma di segnali sonori in banda audio. Tutte le operazioni illegali venivano compiute con cellullari e dispositivi elettronici obsoleti, contenenti all’interno schede sim acquistate con documenti falsi. Sono stati individuati almeno 4 italiani tra i componenti della banda. Durante la fase delle indagini uno dei soggetti presunti responsabili veniva fermato mentre trasportava circa 300 buste dello stesso istituto di credito interessato dalle indagini, con all’interno bancomat e carte di credito, nascoste nel cofano motore. La polizia ritiene che il giro d’affari possa essere stato superiore al milione di euro.

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