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Terza spaccata in due settimane al Gino's: un accanimento che sa di beffa

Hanno colpito ancora, dopo una settimana esatta. E ancora un volta hanno preso poche decine di euro dalla cassa e qualche bottiglia. Il gestore: «Chiederò il contributo comunale»

Comincia ad avere i contorni di una vicenda tragicomica quanto sta accadendo al ristorante Gino's, preso di mira dai ladri per tre volte in due settimane. Sempre identici il modus operandi e il bottino.

Un vero e proprio accanimento

Sono tornati. Pare incredibile, ma con una precisione che sfocia nella maniacalità i ladri si sono accaniti per l'ennesima volta con il ristorante all'interno dell'aeroporto Allegri. Tre volte in quindici giorni, una per ogni fine settimana, puntualissimi. É successo la notte di domenica 28 ottobre, quella di sabato 3 novembre e ancora quella di domenica 11. Le analogie tra i vari colpi sono sorprendenti: furti compiuti di notte, con la porta a vetri infranta e la sparizione di qualche centinaio di euro e alcune bottiglie di alcolici. Ad accorgersene, sempre il giorno dopo, sono sempre i genitori del titolare Fabio Ruzzon. E la conta delle sgradevoli "visite" sale a cinque colpi in sei anni.

Il colpo

L'amara sorpresa è toccata al padre del gestore, che lunedì mattina non credeva ai suoi occhi nel trovarsi davanti ancora una volta la stessa scena. La porta della veranda aperta, quella di ingresso forzata con un piede di porco, il registratore di cassa aperto, i liquori scomparsi. Stavolta l'ammanco è di 150 euro e un paio di scatoloni pieni di bottiglie. Di nuovo, le tracce utili per rintracciare i malviventi sono poche: la zona è buia, le telecamere dell'aeroporto non funzionano, i sistemi di allarme del locale devono ancora essere installati.

Il contributo per la sicurezza

«Farò domanda per richiedere il contributo comunale nell'ambito del progetto "Negozi sicuri"» confessa Ruzzon, amareggiato e rassegnato «Arrabbiarsi? Ormai, a che servirebbe». L'iniziativa è stata attuata da Palazzo Moroni per favorire gli esercenti nell'acquisto di impianti di sorveglianza dopo l'ondata di spaccate della scorsa estate. C'è tempo fino al 14 dicembre per le richieste. «Installerò telecamere, luci e un allarme collegato alle forze dell'ordine» spiega il gestore.

Le impronte di sangue

Nel frattempo però non resta che leccarsi le ferite e fare i conti con i danni alla struttura, specialmente alla porta che ancora porta i segni delle effrazioni precedenti. La prima volta, la notte del 28 ottobre, un vetro era caduto sotto i colpi di un tombino in ghisa. In quel caso, dopo la sparizione di 160 euro e qualche bottiglia, i carabinieri erano intervenuti con il reparto scientifico repertando alcune tracce di sangue che i malviventi si erano procurati con i vetri in frantumi spingendo dall'interno il maniglione antipanico. A queste si aggrappa la flebile speranza di poterli identificare.

Tante ipotesi e poche certezze

La volta successiva sono stati più accorti: durante il sopralluogo i militari non hanno riscontrato tracce biologiche, ma solo l'ennesimo ammanco di 400 euro e una singola bottiglia di vino. Nemmeno stavolta hanno lasciato dietro di sé campioni utili e la polizia non ha potuto far altro che analizzare la scena. Sui responsabili non ci sono grandi notizie: visto l'accanimento si sospetta si tratti delle stesse persone, ma nessuna ipotesi viene esclusa. Anche Ruzzon si mantiene sul vago: «Stranieri, tossicodipendenti, italiani. Può essere chiunque».

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