Il giocattolo negato svela l'assenza di una politica che pensi ai bambini

Un "non caso" mette a nudo i limiti dei provvedimenti messi in atto dal Governo che si sono di fatto dimenticati dei bambini. Dalle scuole chiuse all'impossibilità dei genitori di comprare loro un gioco, come è successo in una nota libreria del centro

«Sono stata alla Libreria Feltinelli - ci racconta Barbara, una collega giornalista - l’intenzione oltre che procurarmi qualche nuova lettura, acquistare un nuovo passatempo per mio figlio. Non ho potuto però farlo, prendergli un gioco, eppure era tra gli scaffali. E’ difficile questo momento per i nostri figli, soprattutto i più piccoli. Non hanno contatti con nessun altro se non i genitori, hanno bisogno di stimoli nuovi e di ritrovare un minimo di normalità. Un gioco nuovo, per un bambino, è sempre qualcosa di speciale. Sono due mesi che monta e smonta gli stessi pezzi di Lego e che gioca con me con i giochi che abbiamo che ormai però lo hanno davvero stancato». Ha proprio ragione Barbara, se per gli adulti è dura per i più piccini è ancora più difficile.

Bambini 

Abbiamo così contattato Simone Meggio, responsabile del negozio, la Feltrinelli di via San Francesco, che ci ha immediatamente spiegato perché le è stato impedito. «Nella lista della merce che è consentito vendere i giochi non ci sono. Forse per eccesso di zelo, ma abbiamo così deciso, per questi due giorni, di non metterli a disposizione del cliente». Davvero i giocattoli non ci sono nella lista? «Non mettermi in polemica col governo - ci risponde serio - noi abbiamo solo seguito le disposizioni alla lettera in modo da permettere la riapertura del negozio. Dall’affluenza si comprende che la scelta di aprire è stata molto apprezzata». Come avete segnalato che certa merce non si poteva acquistare? «Con una comunicazione su un foglio A4, ma forse viste le dimensioni della libreria, può essere sfuggito». Non potevate, per evitare questo imbarazzo, togliere i giocattoli dalla vista dei clienti? Ti rendi conto, scherziamo con Simone, che potevi rischiare di diventare il mostro che nega i giocattoli ai bambini? Un attimo di incertezza, poi comprende l’ironia e sempre mantenendo comunque toni molto gentili, ci risponde: «E’ vero che non si possono comprare i giocattoli ma non è che ci siamo scordati dei bambini: ci sono libri interattivi, ci sono quelli da colorare, quelli con esercizi prescolari che sono importanti in un momento come questo in cui le scuole sono chiuse».

ferltrinelli giochi covid19-2

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Non c’è nessun caso, quindi per quanto riguarda Feltrinelli. Ma come la mettiamo con Barbara e tutte le mamme, e i papà, non dimentichiamolo, che sono alle prese anche col pensiero d'impiegare al meglio il tempo dei loro figli che, mai come in questo momento, le attenzioni non possono che chiederle ai genitori? Come si pensa di aiutarli? In questi mesi di emergenza Covid19 i bambini sono stati certamente i meno considerati, dalla politica in primis. Non è quindi la questione di un giocattolo in più o in meno, affermazione che comunque assume un significato  molto diverso da come questa frase poteva essere interpretata giusto due mesi fa, ma di fare una politica, delle politiche, indirizzate ai bambini, pensate per loro e per la loro crescita. Ma di questo non c’è l’ombra, come non c’è il pensiero che genitori che lavorano, genitori separati, genitori vedovi o quel che si vuole, dalla prossima settimana si troveranno a tornare al lavoro e non avere dove lasciare i figli. Che ben inteso, non dovrebbe essere un parcheggio ma un luogo dove far imparare e crescere i loro figli nei tempi di cui necessita un bambino.

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