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Rapina finita nel sangue: dopo 22 anni si riapre il caso di un gioielliere ucciso nel mantovano

La procura virgiliana ha indagato un giostraio residente nell'Alta Padova e altri quattro complici provenienti dal campo sindi di viale Diaz a Vicenza

Dopo più di 20 anni è stata riaperto il caso di una rapina finita nel sangue che ha visto coinvolti cinque giostrai veneti, quattro originari di Vicenza e uno dell’Alta Padovana. Il 19 dicembre del 1996 a Suzzara nel mantovano era stato ucciso un gioielliere e aveva perso la vita un malvivente. Ventidue anni dopo la procura di Mantova ha indagato i cinque per concorso in duplice omicidio e tentata rapina.

IL CASO

Quel giorno il gioielliere fu crivellato di colpi da un commando di sei persone che entrarono in azione nel tardo pomeriggio. Uno dei rapinatori venne lasciato davanti all’ospedale di Thiene già morto. Negli anni sono stati indagati diversi giostrai, poi risultati tutti estranei ai fatti. Adesso il caso è stato riaperto, a seguito delle confessioni rilasciate da un membro della famiglia di sinti indagata e residente in un campo del vicentino. A finire sul banco degli imputati anche un giostraio residente a Busiago di Campo San Martino: un 40enne con numerosi precedenti per rapina. Con lui sono finiti nei guai anche altri quattro esponenti di una famiglia di giostrai vicentini di 44, 54, 47 e 52 anni.

L’ORDINANZA

Il procuratore Manuela Fasolato e il sostituto Alberto Sergi hanno richiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i cinque indagati a seguito della testimonianza del pentito, un giostraio appartenente allo stesso clan, di cui facevano parte i quattro banditi che al tempo risiedevano al campo nomadi di viale Diaz nel vicentino.

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