Giornata della cultura ebraica nel segno della prevenzione e del ricordo

Cimiteri e approfondimenti nel rispetto delle prescrizioni anti Covid. La pandemia non ferma l’interesse per l’annuale iniziativa della comunità ebraica

«Le culture religiose si occupano più dell’anima che del corpo, questa dicotomia ha influenzato la filosofia ebraica sin dall’inizio, ma poi con il tempo si è stemperata, e nel corso del tempo corpo e anima sono arrivati alla loro simbiosi naturale». E’ iniziata con una conferenza del rabbino Adolfo Locci la giornata della cultura ebraica che ha coinvolto domenica tanti credenti ma anche i curiosi che, pur nel rispetto delle norme Covid, non hanno voluto  perdere l’occasione di entrare ancora una volta il contatto con la religione ebraica. Le visite ai due cimiteri di via Wiel e via Campagnola, accessibili con prenotazione, hanno accompagnato i curiosi nei racconti delle vite dei rabbini sepolti, delle loro famiglie e delle storie che li accompagnano. Intanto via social si sono tenuti gli approfondimenti, come quelli del rabbino Locci, presentato dal presidente della comunità ebraica Gianni Parenzo. 

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L’aspetto predominante in questa Giornata della Cultura sono stati il corpo, la cura e la prevenzione. Partendo dalle sacre scritture il rabbino ha mostrato come nei libri si parlasse già di pandemia e dell’adeguato comportamento da adottare per prevenire il diffondersi del contagio fin dai tempi antichi. Il tema è stato affrontato nel dettaglio anche da Eddie Reichman Professore di Medicina d’urgenza e insegnante nel Dipartimento di Educazione e Bioetica presso l’Albert Einstein College di Medicina dell’Università Yeshiva a New York. Nel suo intervento “Thee Halachic Response to Pandemic throughout the Ages”, il professor Reichman ha spiegato come il libro del Talmud, ma anche negli scritti dei vari medici ebrei che si sono susseguiti nei secoli, venga affrontato il tema del distanziamento sociale, dando così a tutti i religiosi ebrei gli strumenti per proteggersi e difendersi dalle malattie. Le indicazioni funzionavano, tanto che in alcuni casi gli stessi ebrei vennero definiti “untori” della peste, proprio perché grazie alle indicazioni religiose si ammalavano meno delle altre persone. 

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Questi focus, insieme all’incontro con la giornalista e scrittrice Gheula Nemni Cantarutto, hanno permesso di  approfondire anche il tema dell’ortodossia e cura del corpo e dell’anima. Ha completato la kermesse la proiezione di “Generazione va, generazione viene” regia di Denis Brotto all’interno del Museo.

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