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Un armamentario e la chiave da 38 inchiodano gli attivisti del Gramigna

Denunciati 4 membri del Tribunale popolare antifascista. In mezzo all'armamentario sequestrato dalla Digos trovati caschi "No-Tav" e una chiave inglese da 38, simbolo dell'Antifascismo

Le telecamere hanno incastrato gli attivisti del centro sociale Gramigna, responsabili delle affissioni del fantomatico Tribunale popolare antifascista. La Digos ha acquisito le registrazioni video di negozi, banche, uffici e del centro storico, che hanno permesso d’identificare i volti del gruppo appartenente all’antifascismo militante.

I MILITANTI DENUNCIATI. Si tratta di 4 giovani aventi un'età compresa fra i 20 e i 30 anni, due dei quali erano già iscritti nel registro degli indagati per il cosiddetto caso Tramonto delle Brigate Rosse. Insieme alle sale del Gramigna, gli uomini della Digos diretti da Lucio Pifferi hanno perquisito le 4 abitazioni dei soggetti fermati (2 nel quartiere “cinese”, 1 all’Arcella e un altro a Borgoricco) rinvenendo un intero arsenale di armi, che denota la spiccata matrice violenta del nucleo militante.

LA CHIAVE DA 38. In particolare, le forze dell’ordine hanno reperito circa 40 mazze in legno dotate di laccetti da trattenuta, fionde e bulloni. Tutti oggetti manomessi, atti a infliggere serie ferite alle vittime di turno. “Veri e propri strumenti d’offesa” ha commentato lo stesso Pifferi. All’interno di un’autovettura c’era anche una chiave da 38, simbolo inequivocabile dell’antifascismo militante. Tra l’ingente armamentario sono poi spuntati fuori materiali esplosivi, maschere antigas, caschi recanti la scritta “No-Tav”. I due militanti più anziani avevano partecipato due mesi fa alle manifestazioni in Val di Susa contro la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione.

I DUE STUDENTI ATTIVISTI. Dopo il 2007, avevano tentato più volte di occupare uno stabile a Padova, sgomberato per ben tre volte. Gli altri due attivisti fanno invece parte delle nuove leve, che hanno cominciato a riaggregarsi attorno al filone “revanscista” opposto al Fascismo. Studenti universitari di 20-22 anni, sui quali le relative famiglie non riuscivano più a incidere sotto il profilo della condotta morale.

IL MANIFESTO. La Digos li ha denunciati per detenzione di armi, dopo che sulla prima edizione del volantino - la redazione di quello integrale è successiva - avevano condannato in nome della giustizia proletaria l’imputato Flavio Zanonato “a lavorare alle presse in fonderia per anni 20, per essere un semplice e becero nemico del popolo, alleandosi agli interessi delle forze reazionarie e padronali e avversando la lotta della classe lavoratrice per l’emancipazione dal capitalismo”.

PROVVEDIMENTI PREVENTIVI? A seguito del grave episodio, va dunque analizzata la situazione a fronte del crescente odio e risentimento, espresso da determinate frange. “Bisognerà valutare se attuare delle misure cautelari” ha concluso il dirigente della Digos Pifferi.
 

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