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Il Gramigna nella lista di Maroni dei “terroristi urbani”

Anche il nome del centro padovano popolare occupato, punto di riferimento degli anarco-insurrezionalisti nel Veneto centrale, viene annoverato dal ministro dell'Interno nel gruppo di sigle sparse per l'Italia e protagoniste della giornata di scontri a Roma

Tra gli antagonisti più duri dell'“autunno caldo” citati dal ministro dell'Interno Roberto Maroni nella sua informativa al Senato compare anche il Gramigna di Padova.

SORVEGLIATI SPECIALI. Il nome del centro padovano popolare occupato, punto di riferimento degli anarco-insurrezionalisti nel Veneto centrale, viene annoverato dal ministro nel gruppo di sigle, non più di dieci, sparse tra Padova, Torino, Milano, Roma, Napoli, Livorno, Firenze, e qualche migliaio di persone che "ha individuato nelle proteste No Tav il laboratorio ideale dove sperimentare pratiche di guerriglia".

L'ANALISI DELL'INTELLIGENCE. Sono loro, secondo l'intelligence, i protagonisti del "terrorismo urbano" per le strade di Roma e sono loro che vanno monitorati con attenzione per evitare il bis. Anarchici che abbandonano la casa madre assumendo comportamenti "eversivi ed improntati alla violenza", skinheads antifascisti che si richiamano anche nella simbologia a quegli “Arditi del Popolo” che vent'anni prima della Resistenza iniziarono a contrastare lo squadrismo fascista, autonomi e marxisti-leninisti che "non si sottraggono allo scontro" con gli sbirri, come i loro predecessori dell'Autonomia Operaia negli anni Settanta. Realtà provenienti da percorsi diversi ma uniti contro un unico nemico: lo Stato capitalista e imperialista. Tutta gente che, dicono i servizi, "ritiene strumentale ai propri fini offrire sostegno sul campo ai gruppi anarchici, concorrendo fattivamente agli incidenti".


IL GRAMIGNA COMMENTA I FATTI DI ROMA. Così, sul proprio sito internet di riferimento, il collettivo Gramigna commenta i fatti dello scorso sabato nella capitale: “Non riusciamo a capire come si possa plaudire alle rivolte del mondo arabo e urlare al complotto, inorridendo davanti a un cassonetto bruciato”. Richiamando poi le prime perquisizioni ed arresti, scrivono: “Esprimiamo tutta la nostra solidarietà militante nei confronti dei compagni arrestati, di cui alcuni sono minorenni, e a tutti coloro che sono stati perquisiti. La repressione non ci deve far paura né ci deve fermare, perché questa è espressione della debolezza dei padroni e dei governanti di turno che agitano lo spauracchio dei black bloc per esorcizzare il conflitto di classe che sta montando in Italia”.

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