Assolda la 'Ndrangheta per regolare i conti coi parenti. I picchiatori sono padovani

Nove persone sono accusate di aver organizzato un regolamento di conti con modalità mafiose legate alla cosca Bellocco di Rosarno. Sei di loro, sottoposti a fermo, vivono nel Padovano

I frame che immortalano l'aggressione

Nove persone sottoposte a fermo per aver allestito e portato a termine, grazie alla mano della 'Ndrangheta, un pestaggio su mandato di una donna. É il risultato dell'operazione "Hope" condotta dai carabinieri del Ros coordinati dalla Direzione antimafia di Brescia.

L'inchiesta

All'alba di venerdì i Ros insieme ai colleghi di Veneto, Lombardia e Calabria e con la guardia di finanza bresciana, hanno avviato una serie di perquisizioni in varie province, catturando nove persone a cui è stato notificato il fermo d'indiziato di delitto emesso dalla procura di Brescia. I provvedimenti sono scaturiti al termine di un'indagine nata in seno alla cosca 'ndranghetista Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria), uno dei cui affiliati è coinvolto nel pestaggio ai danni di un uomo mantovano, per il quale è stato assoldato da una zia della vittima.

Il piano criminale salta due volte

Perno dell'inchiesta è infatti la 56enne mantovana Marta Magri, mandante della spedizione punitiva nei confronti di un nipote. La donna voleva intimidire e far picchiare il parente e una cognata per alcuni screzi legati all'incasso di un'eredità. Per questo nel 2017 si sarebbe rivolta al coetaneo calabrese Antonio Loprete, che sapeva perfettamente essere membro del clan Bellocco. Il disegno criminale prevedeva inizialmente che ad affrontare i parenti della Magri fosse Francesco Corrao, nipote di Loprete e anch'egli al servizio della cosca. A far saltare il piano è però stato l'arresto di Corrao il 24 gennaio 2018 per una serie di altri reati. A quel punto Loprete, insieme al figlio 26enne Giuseppe, era partito la sera stessa alla volta di Mantova per mettere fine personalmente alla questione. Anche stavolta però, l'intervento delle forze dell'ordine aveva sventato l'aggressione.

Entrano in scena i padovani

Mentre le indagini proseguivano a ritmo serrato con costanti intercettazioni dei sospettati, la Magri e Loprete non hanno desistito. L'incarico del pestaggio è passato a due padovani, il 49enne Fabio Campagnaro di San Giorgio in Bosco e il 42enne Alberto Reale, invischiati in diversi reati finanziari. La Magri li ha assoldati pagando loro tremila euro per il primo sopralluogo in preparazione dell'aggressione. Sopralluogo avvenuto il 7 febbraio 2018, quando i padovani hanno raggiunto la casa degli obiettivi a Bagnolo San Vito. L'azione vera e propria è stata pianificata per il 14 marzo successivo ma, per la terza volta, le intercettazioni hanno permesso di far saltare il piano.

Il pestaggio

I successivi tre mesi restano al momento un'incognita, perché nell'ambito delle indagini nulla si è mosso fino al 19 giugno 2018. Quel giorno il nipote della Magri è stato aggredito a Governolo da un gruppo di uomini che a pugni gli hanno sfondato la mascella procurandogli ferite che hanno richiesto mesi di complesse cure e interventi chirurgici. Si è così scoperto che Campagnaro e Reale, in accordo con la Magri e il 58enne padovano Roberto Bortolotto, avevano assoldato tre stranieri residenti nel Padovano. Gli esecutori materiali sono quindi stati il 35enne Eduard Keta e il 25enne Kleant Curri, entrambi albanesi residenti a Maserà, insieme al 43enne moldavo Gheorghe Lozovan di Fontaniva. I tre, insieme ai mandanti e ai calabresi coinvolti, sono stati raggiunti dai carabinieri e sottoposti al fermo che gli è stato notificato al carcere di Due Palazzi dove erano già detenuti. Il provvedimento è invece stato notificato a Campagnaro in provincia di Udine.

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