rotate-mobile

Il talento di Margherita, da Firenze al Pollini abbracciando un'arpa

A quattro anni si è innamorata dell'arpa e ha cominciato a suonarla. Da due anni vive nel padovano per poter frequentare il Conservatorio Pollini. Sabato scorso si è esibita di fronte a più di mille persone incantando tutti a soli tredici anni

«C’è una mia compagna di classe che fa volteggio. In pratica fa ginnastica artistica sulla colonna vertebrale di un cavallo. Lei sì che è un fenomeno». E’ davvero simpatica, Margherita Spicci. Ha tredici anni e da due frequenta il conservatorio Pollini di Padova. Non sarebbe una cosa così strana se non fosse che è di Firenze e che è un prodigio a suonare l’arpa. Ha solo tredici anni, intendiamoci, e se domani si dovesse stufare e passare alla lotta greco romana non ci sarebbe nulla da dire, perché si sa, a quell’età le cose sono chiare fino a un certo punto e non bisogna caricare chi ha quell’età di aspettative e responsabilità. Però poi, Margherita Spicci, la senti e la vedi suonare e la questione si fa un po’ più complicata. Perché forse a lei meglio non dirlo, ma non è esattamente solo una musicista, anzi, un arpista. Emoziona, Margherita. Fa qualcosa di magico, non si può negare. Sabato 25 si esibita a Villa Giovanelli di fronte a 1200 persone, e fuori ce n’erano altre duecento che ascoltavano e guardavano, ha incantato tutti, tanto da spingere il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti a dire, prima dell’esibizione dell’orchestra filarmonia del Veneto, che quanto visto e sentito valeva già il prezzo del biglietto e in fondo si sarebbe potuto pure già andare a casa. Il bello che lo spettacolo doveva di fatto ancora cominciare. Eppure... Non sappiamo quanto gli orchestrali abbiano apprezzato ma hanno convintamente applaudito la sua performance. Margherita apriva la serata in omaggio a Ennio Morricone, la sua esecuzione del tema del Pianista sull’Oceano hanno colto nel segno. Nata appunto a Firenze, ha cominciato a suonare questo affascinante strumento, l’arpa, che era davvero piccola. Se n’è innamorata immediatamente, a quattro anni. Il padre è un grande appassionato di musica, suonava il basso fino a che Margherita con il suo talento non gli ha fatto capire che fosse ora di smettere. Con la madre la portavano ai concerti fino da piccolissima. «Chi ha detto che la musica classica non piace ai più piccoli? Poi non è detto che se adotti uno strumento come quello che ho scelto io, l’arpa appunto, poi si debbano solo eseguire brani classici. Si può suonare di tutto». A Margherita, si capisce ascoltandola suonare tra le mura di casa, piace molto il jazz. Meglio se con arrangiamenti che richiamano la bossanova. O per lo meno, il giorno che l’abbiamo incontrata era di quel mood lì. Sempre vicina la madre che si occupa di moltissime cose dal punto organizzativo e logistico. Già solo muoverla un’arpa, è un lavoro. Poi bisogna trovare quella giusta, quella che suona in un certo modo, farla spostare. Poteva capitarle una chitarrista, ma a Margherita l'arpa piace proprio. «Mi sento un tutt'uno con lei quando la suono», ci dice. A guardarla, l'arpa può essere alta fino a un metro e novanta e pesa circa quarantacinque kg, sembra che abbracciarla mentre la suona. Le corde le sfiora, eppure. Poi per rilassarsi si mettea al pianoforte. Poi ci sono i concerti ma soprattutto le lezioni a scuola. La mamma di Margherita, e si capisce che lo dice sinceramente, è molto grata al Pollini per aver dato questa opportunità alla figlia, perché inspiegabilmente a Firenze non c’era le stesse opportunità per una che, seppure giovanissima, ha vinto già diversi premi importanti. Al Pollini l’hanno invece accolta a braccia aperte e sia Margherita che la sua famiglia sono molto felici della scelta. «Ci siamo davvero innamorati della modalità che ha la professoressa Tiziana Tornari che è stata decisiva nel prendere la decisione di venire qui a vivere. Spostandoci da Firenze – la mamma in realtà è originaria di Vinci, il paese di Leonardo – dovevamo essere certi della scelta da fare e dobbiamo dire che siamo molto felici di questa scelta». E se Margherita poi dovesse intraprendere un’altra strada invece che diventare concertista come oggi dice di volere fare, voi come reagireste dopo i tanti sforzi fatti per farla studiare e perfezionarsi? «Le resterebbe una preziosa esperienza, un bagagli che si porterà nella vita qualunque cosa farà». Le mancano Firenze e la Toscana, chiediamo alla mamma di Margherita: «Ci troviamo davvero molto bene qui. L'unica cosa che mi manca davvero è un po' di silenzio. Qui la musica non manca mai. E anche a me piace tanto, ma un po' di silenzio, ogni tanto, è assolutamente rigenerante», ci dice spalancando il sorriso. Poi, prima di andare via ci togliamo una curiosità. Perché se è vero che Margherita è un prodigio, rimane una ragazza di tredici anni. Quindi incuriositi le chiediamo cosa non le piace: «La storia, la geografia, le verdure», ci dice mettendole in ordine. E poi il colpo di genio, che non poteva mancare, giustamente: «Non è che se uno ha una passione e a questa dedica tre ore ogni giorno della sua vita, non può essere simpatico», tanto per smontare un consolidato luogo comune. E scoppia in una gran risata. 

Video popolari

Il talento di Margherita, da Firenze al Pollini abbracciando un'arpa

PadovaOggi è in caricamento