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Ilaria Alpi

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Caso Ilaria Alpi, detenuto a Padova "Innocente, mi hanno incastrato"

L'uomo condannato per l'omicidio della giornalista, 21 anni fa in Somalia, è stato scagionato dalle parole dell'uomo che lo accusò. Il testimone ha ritrattato in un'intervista a "Chi l'ha visto?": "Ho mentito, non è stato lui"

"Mi hanno incastrato per nascondere la verità. Mi hanno fatto un processo senza testimoni". Sono le dichiarazioni dal carcere di Padova dell'uomo condannato a 26 anni per il duplice omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cameraman Milan Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo 1994. Il detenuto le ha rilasciate a "Chi l'ha visto?", ringraziando il programma, in onda su Rai3, che, mercoledì, ha trasmesso l'intervista esclusiva in cui il testimone chiave, il somalo che all'epoca fece il suo nome, ritratta la versione di allora e afferma l'innocenza del connazionale, recluso da 16 anni.

IL TESTE RITRATTA. Il teste, per l'Italia irreperibile, ha dichiarato alle telecamere della trasmissione di avere mentito. Gli italiani avrebbero avuto fretta di chiudere il caso - secondo l'intervistato - e gli avrebbero promesso di abbandonare la Somalia, in cui la situazione sociale era tesissima, e una grossa somma di denaro (che il testimone non avrebbe alla fine ritirato), se avesse fatto il nome di un connazionale. Così fu. Quel nome appartiene all'uomo che per anni è stato l'unico colpevole riconosciuto. Il somalo che lo accusò non si presentò mai a processo e non venne mai più trovato, tuttavia, sulla base delle sue dichiarazioni, venne emessa una sentenza definitiva.

SVOLTA SUL CASO ILARIA ALPI. I carabinieri del Ros, su delega della Procura di Roma, in queste ore hanno acquisito copia delle registrazioni divulgate, mercoledì, dalla redazione di "Chi l'ha visto". Sulla base dello stesso documento giornalistico, gli avvocati Antonio Moriconi e Douglas Duale, difensori del detenuto, chiederanno la revisione del processo.

PERMESSO PREMIO. Intanto, il detenuto al Due Palazzi ha ottenuto un permesso premio alla casa di accoglienza 'Piccoli passi' di Limena, gestita dall'associazione Gruppo operatori carcerari volontari di Padova. È il secondo dopo quello che gli venne concesso nel 2013 per intercessione della madre della giornalista uccisa in Somalia 21 anni fa. La donna, infatti, e con lei anche parlamentari, giornalisti ed esperti, è sempre stata convinta che la verità sulla morte della figlia non sia ancora stata trovata. Quella volta, appena uscito di prigione, il detenuto la chiamò e le disse: "Mamma, grazie per quello che hai fatto".

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