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Falsi permessi di soggiorno, sgominata la banda che li produceva: arresti e oltre 80 indagati

A ricoprire i ruoli di promotori ed organizzatori dell'associazione sono stati un 50enne di Porto Viro (Rovigo) e un 58enne di Monselice, entrambi in carcere: i due uomini, entrati in contatto con gli extracomunitari, fornivano loro dietro pagamento del denaro la documentazione necessaria ad attestare i rapporti di lavoro fittizi

Una serie di indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Padova ha portato la squadra mobile della polizia di Stato della Questura di Padova ad eseguire cinque misure cautelari personali ed interdittive - disposte dal Gip del Tribunale di Padova - nei confronti di altrettanti soggetti di nazionalità italiana residenti nelle province di Padova (nel capoluogo e nel comune di Monselice) e di Rovigo (nei comuni di Porto Viro e Fiesso Umbertiano).

Le accuse

A carico degli indagati, fra cui due professionisti (un consulente del lavoro ed un avvocato), sono stati ipotizzati il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e quelli di falso materiale ed ideologico, ipotesi queste ultime di cui il sodalizio è chiamato a rispondere insieme a un 67enne di Poggio Renatico (Ferrara) e 77 stranieri, tutti indagati a piede libero. Ad essere individuata e scoperta - grazie a un'approfondita attività che ha richiesto pure il ricorso alle intercettazioni telefoniche - è stata un’associazione criminale operante dal 2020 ad oggi nelle province di Padova, Rovigo, Venezia, Vicenza, Treviso, Ferrara, Parma, Ravenna e Rimini, il cui scopo principale era realizzare dietro pagamento di denaro (somme che si aggiravano intorno ai 2.000 euro a pratica) un numero indeterminato di atti e documenti falsi quali contratti di assunzione e buste paga - emessi per il tramite di società appositamente costituite e di fatto non operative, e di cui sono risultati titolari in periodi differenti tre degli indagati destinatari di misura cautelare - al fine di far ottenere il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno per i 77 soggetti stranieri indagati, che altrimenti non ne avrebbero avuto alcun titolo. 

Ruoli e intercettazioni

A ricoprire i ruoli di promotori ed organizzatori dell'associazione sono stati un 50enne di Porto Viro (Rovigo) e un 58enne di Monselice, entrambi in carcere: i due uomini, entrati in contatto con gli extracomunitari, fornivano loro dietro pagamento del denaro la documentazione necessaria ad attestare i rapporti di lavoro fittizi. Al loro fianco un 48enne di Fiesso Umbertiano (Rovigo) sottoposto agli arresti domiciliari, con un ruolo prettamente esecutivo: quale datore di lavoro fittizio era incaricato non solo di recarsi personalmente - accompagnandosi all'avvocato - negli uffici pubblici in cui erano pendenti le diverse pratiche (Uffici Immigrazione delle Questure e Sportelli unici dell’Immigrazione delle Prefetture, tra cui quelli di Rovigo e Ferrara), ma soprattutto di “rintracciare” ed incontrare gli stranieri da “regolarizzare”. In un'intercettazione il 48enne affermava senza mezzi termini: "Pensa quanti n***i devo vedere io tutti i giorni e tutte le sere… È andata dentro la sanatoria … Io li devo andare a beccare la sera sti n*** di m****...".

Divieto di esercitare la professione

Ad essere pienamente coinvolti nella struttura associativa anche i due professionisti, ovvero un 57enne di Porto Viro (Ro) consulente del lavoro ed un 48enne di Padova “Abocado” (iscritto nella Sezione speciale avvocati stabiliti dell’Ordine degli avvocati di Vicenza): per entrambi è stato disposto il divieto di esercitare la professione per 6 mesi. Il primo, quale consulente del lavoro, ha messo a disposizione le proprie credenziali di accesso alle banche dati dei vari enti pubblici, elaborando i documenti e le attestazioni necessarie (i falsi contratti di assunzione, i cedolini stipendiali, lettere di licenziamento), registrandoli presso il Centro per l'impiego territoriale, contribuendo a simulare i rapporti di lavoro di fatto inesistenti tra i numerosi stranieri irregolari e le società oggetto di indagine. L’abocado, delegato dai titolari delle ditte complici per la gestione delle pratiche pendenti presso gli Sportelli Unici per l'Immigrazione delle Prefetture, ha a sua volta concorso nella formazione della serie di atti e documenti falsi. Quest’ultimo, unitamente al 58enne di Monselice (figura apicale del sodalizio), era già stato coinvolto nel 2020 in un’altra indagine della Procura della Repubblica e della Squadra Mobile di Padova, sempre per le medesime tipologie di reato. Ciò ha indotto gli stessi indagati ad indirizzare le “richieste” di emersione e regolarizzazione verso le Questure e Prefetture di più province, allo scopo di eludere le più che probabili verifiche da parte dei pubblici ufficiali della Questura di Padova.

L'indagine

L'indagine ha preso avvio sul finire del 2020 a seguito degli accertamenti effettuati dalla Questura di Padova per verificare i rapporti lavorativi dichiarati e documentati da alcuni soggetti di nazionalità nigeriana in sede di richiesta di rinnovo e conversione del titolo di soggiorno per motivi di lavoro, essendo emersi dubbi circa l'effettività dei rapporti dichiarati. In occasione delle prime visite ispettive operate in collaborazione con gli Ispettorati Territoriali del Lavoro di Venezia, Rovigo e Ferrara nelle società individuate nel Rodigino nei comuni di Adria, Porto Tolle, Lendinara, e Fiesso Umbertiano, nonché a Quarto D'Altino (Venezia) e Codigoro (Ferrara), è stata riscontrata la totale assenza di locali e dipendenti. Nessuna delle attività dichiarate - commercio all'ingrosso di carne fresca, congelata e surgelata, acquacoltura in acqua di mare, salmastra o lagunare, trattamento e rivestimento dei metalli e commercio all'ingrosso di materiali da costruzione - è risultata essere realmente svolta, ciò a fronte di 86 assunzioni operate nel 2020 ed ulteriori 88 nel 2021 (in virtù sia del decreto flussi che delle procedure di emersione).

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