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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

L’immigrazione in Veneto è sempre più femminile, più europea e non è in crescita

Il dato riflette un calo di attrattività della regione che dal 2008 al 2016 ha perso 5.537 maschi di origini straniere di cui 2.971 lavoratori assicurati all’Inps. Incontro sul tema a Padova

L’immigrazione in Veneto è sempre più femminile (53%), sempre più europea (58%) e non è in crescita (-2,5% in un anno). Il dato riflette un calo di attrattività della regione che dal 2008 al 2016 ha perso 5.537 maschi di origini straniere di cui 2.971 lavoratori assicurati all’Inps. Nel contempo sono aumentate le donne (+36,361) soprattutto quelle provenienti dai paesi dell’est europeo che da sole sono arrivate a rappresentare il 33,10% dell’intera popolazione immigrata. Insomma, più badanti e meno operai, a dimostrazione del fatto che i flussi migratori si dirigono laddove c’è domanda di lavoro ed il Veneto, uscito dalla lunga crisi ed ancora connotato da precarietà, non sembra più una meta ricercata.

L'incontro

Questo effetto non è ascrivibile ai soli anni della crisi, ma si presenta ancora attuale. Il che, abbinato al decremento del saldo naturale (-9.989 la differenza annua tra nascite e decessi) ed all’ulteriore invecchiamento della popolazione, sta portando la regione verso una soglia critica. Di questo si occuperà un incontro promosso dalla Cgil del Veneto, assieme allo Spi, per il 9 febbraio, al Crowne Plaza Hotel di Padova. Due, in particolare, i filoni di approfondimento: quali politiche per l’integrazione (dallo ius soli all’accesso alle prestazioni) e le buone pratiche; quale gestione dell’accoglienza e del fatto che su 13.000 richiedenti asilo in Veneto solo alcune centinaia sono accolte all’interno del Sistema Sprar, mentre una quota rilevantissima vive in grandi strutture gestite da cooperative, con tutti i problemi emersi anche di recente. Ultimo punto: come gestire la fase successiva al pronunciamento delle Commissioni di Valutazione sullo status dei migranti visto che c’è il rischio di produrre sacche esposte all’illegalità, consegnate allo sfruttamento nel lavoro, se non alla criminalità.

Veneto

Nel Veneto i migranti che lavorano e sono assicurati all’Inps sono 248.903 ed ogni anno versano un miliardo e 570 milioni di contributi, mentre i pensionati (invalidi compresi) non superano i 10.000, con un evidente beneficio per le casse dell’ente previdenziale. Non è dunque più opportuno rafforzare le politiche di inclusione ed integrazione e, con esse, tenere alto il livello della legalità che sostiene il nostro welfare, anziché innalzare steccati e barriere propri di una visione spesso razzista e comunque poco lungimirante e perfino controproducente di fronte a fenomeni epocali?

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