Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca

Imprese giovanili e femminili padovane in calo, lo confermano i dati di Unioncamere Veneto

Scendono del 2,5% le imprese dei giovani (ora a quota 6.077 contro le 6.232 del 2019) e quelle delle donne che da 17.812 diventano 17.660 con una riduzione dello 0,9%

Arrivano i dati di Unioncamere Veneto sulle imprese e sull’occupazione padovane a fine 2020. Dati che confermano le difficoltà di un anno vissuto in pandemia. Con riflessi particolarmente negativi sulle imprese gestite dai giovani e dalle donne.

I numeri

Se in numeri relativi alle unità locali attive si fissa a 106.646 con una diminuzione, rispetto alla fine del 2019, dello 0,3%, il raffronto con l’anno precedente delle imprese giovanili e di quelle femminili è  più significativo. Scendono infatti del 2,5% le imprese dei giovani (ora a quota 6.077 contro le 6.232 del 2019) e quelle delle donne che da 17.812 diventano 17.660 con una riduzione dello 0,9%. «Sono dati che accentuano la preoccupazione – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – perché denunciano come la crisi abbia condizionato pesantemente la pur presente voglia di impresa che caratterizza la generazione giovane di quest’area del Paese». In controtendenza le imprese gestite da stranieri che vedono passare il loro stock da 8.463 a 8.649 con un aumento del 2,2% e le start-up che migliorano del 21,4% passando da 248 a 301. Più critica la situazione delle assunzioni che si riducono da 118.960 a 96.350 con un calo netto del 19%. Scendono, logicamente, anche le cessazioni dei rapporti di lavoro (94.690 rispetto alle 112.535 di un anno prima). «Purtroppo – conclude Bertin – i primi mesi del 2021, stante le chiusure che, soprattutto nel comparto del terziario, hanno rappresentato una forte componente negativa, unite al blocco dei licenziamenti che prima o poi sarà archiviato, non potranno registrare dati in miglioramento. Per questo è importante che, forti di una campagna vaccinale ormai ben avviata, si proceda speditamente verso una riapertura generalizzata con un occhio di riguardo al commercio e, soprattutto, al turismo che, per le loro caratteristiche, sono i settori che più di altri possono farci recuperare il gap occupazionale».

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