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Incendio al bar Oasi di Rubano: arrestati anche i mandanti

In carcere con l'accusa per concorso in incendio doloso sono finiti il 31enne Claudio Z., perito informatico di Selvazzano, come mandante, e il 45enne Victor Z., commercialista di Montegrotto, con il ruolo di tramite con gli esecutori materiali già arrestati lo scorso settembre

I carabinieri di Rubano hanno chiuso il cerchio: individuati anche i mandanti dell'incendio doloso al chiosco del bar Oasi in viale Po a Sarmeola di Rubano, completamente distrutto dalle fiamme la notte dello scorso 28 settembre.

GLI ARRESTI. Questa mattina all'alba, i militari dell'arma, con un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Gip del Tribunale di Padova, su richiesta del sostituto procuratore Paolo Luca, hanno arrestato il mandante, il 31enne perito informatico residente a Selvazzano Claudio Z., e il punto di conttto di quest'ultimo con gli esecutori materiali dell'incendio già arrestati subito dopo il fatto: Victor Z., commercialista 45enne residente a Montegrotto.

GLI ESECUTORI. In manette erano già finiti Mohamed B., che all’inizio sembrava un povero barbone attinto accidentalmente dall’esplosione e che invece, poco prima dell’esplosione, era stato controllato a bordo di un Audi A4 con due italiani vista allontanarsi da viale Po ad alta velocità subito dopo l’esplosione. Con lui erano finiti subito con le manette ai polsi anche gli altri due occupanti dell’auto, Stefano B. e Antonio C. Il primo all’epoca riferì che per un alterco con il titolare aveva deciso di mettere in atto questa ritorsione, e per riuscirci aveva reclutato gli altri due.

IL MANDANTE E IL COMMERCIALISTA. Successivamente, messo alle strette dagli agenti, aveva invece riferito che, trovandosi in gravi difficoltà economiche, intorno a fine agosto 2012, era stato contattato dal suo commercialista, Victor Z., che gli aveva proposto un lavoretto facile, presentandogli anche il mandante, un "tale Luca” (nome quindi fasullo di Claudio Z.), che gli aveva chiesto di incendiare il locale di Rubano, senza spiegarne i motivi e che era disposto a pagarlo 1000 euro. Seguirono così tra l'incaricato a fare il "lavoro sporco" e il mandante una serie di incontri e contatti in luoghi sempre diversi: al centro commerciale “Le Brentelle”, al casello autostradale di Terme Euganee, nel parcheggio dello studio del commercialista a Montegrotto. Il tutto fino al 28 settembre, quando "Luca" diede l’ordine di agire. L'incaricato, Stefano B., a questo punto decise di avvalersi della collaborazione di Antonio C., anche lui in difficoltà economiche, e siccome occorreva arrampicarsi sul tetto del bar per versare la benzina dal lucernaio, operazione abbastanza rischiosa, i due arruolarono  per una manciata di spiccioli anche l’algerino, Mohamed B.

IL MOVENTE. A seguito delle analisi di tutte le tracce lasciate dalla telefonia mobile, gli investigatori mostrano a Stefano B. una serie di foto  fino a che non riconosce "Luca" in Claudio Z., il perito informatico mandante dell'incendio. Da ulteriori indagini emerge che quest'ultimo, cliente fisso del bar Oasi, nonché conoscente dei titolari, per qualche oscuro motivo, ad oggi ancora ignoto, viene messo in contatto dal suo amico commercialista con Stefano B. che sa essere bisognoso di contante poiché esposto con diversi creditori. La premeditazione del perito è fredda e lucida tanto da preoccuparsi di usare schede telefoniche intestate a terzi non a lui riconducibili per mantenere i contatti con Stefano B. Dopo l’incendio era stato il commercialista a mettere in allerta quest'ultimo sul fatto che probabilmente era stato scoperto in quanto una macchina come la sua era stata vista da testimoni allontanarsi dopo l’esplosione e gli consigliava di nascondersi o scappare.

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