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Piromane in carcere per il rogo al centro commerciale: chiesto giudizio immediato

Nel maggio 2017, D.Z., 49enne, venne arrestato dai carabinieri con l'accusa di essere l'autore dell'incendio di vasta entità che interessò il negozio di abbigliamento "Sorelle Ramonda" di Sant'Angelo di Piove di Sacco, in via Vigorovea

Il tribunale respinge la richiesta di scarcerazione presentata dal legale di D.Z., 49enne del Piovese, ritenuto l’autore dell'incendio che, il 9 giugno del 2016, devastò il centro commerciale di via Piovese a Vigorovea di Sant’Angelo di Piove di Sacco. Inoltre, come riportano i quotidiani locali, per il commerciante-piromane, il pubblico ministero Benedetto Roberti chiede ora il giudizio immediato.

L'INCENDIO. I fatti risalgono alle 2.30 circa del 9 giugno 2016, quando, all’interno del complesso commerciale, divampò un incendio di vastissime proporzioni che, aggravato da un’imponente esplosione, distrusse gran parte dell’immobile. La deflagrazione, infatti, ebbe una portata tale da proiettare gli infissi dello stabile per varie decine di metri, oltre la sr 516, creando un pericolo anche per gli eventuali veicoli in transito.

LA DINAMICA. In particolare, l’incendio e la successiva esplosione presero avvio all’interno del centro estetico "Charme & Beauty", al primo piano dello stabile, per poi estendersi ed interessare anche lo studio notarile attiguo, un secondo locale sfitto, il negozio di abbigliamento "Sorelle Ramonda" e il bar "Italiana Caffè Dersut", con sede al piano terra. Nei giorni immediatamente successivi all’incendio furono messi in sicurezza, a scopo precauzionale, anche un negozio di profumeria e un supermercato (entrambi al pian terreno).

L'IPOTESI DOLO. I vigili del fuoco di Padova e Piove di Sacco, che per varie ore si adoperarono per lo spegnimento delle fiamme, accertarono fin da subito la natura dolosa dell’evento, "portato a compimento - si legge in una nota dei carabinieri - con una risolutezza e un’abilità tecnica di elevato livello". I vari sopralluoghi effettuati dai carabinieri permisero, infatti, di rinvenire, all’interno delle macerie del centro estetico, tutto il materiale usato per l’incendio e di accertare la presenza di tre distinti punti d’innesco dai quali si era propagato il fuoco. 

I MOVIMENTI DEL PIROMANE. L’autore del reato si era introdotto nell’immobile attraverso la porta del piano terra, utilizzando le chiavi di cui era già in possesso; era poi salito al piano superiore, entrando nel centro estetico, e lì aveva azionato un sofisticato sistema, costituito, appunto, da tre punti d’innesco azionati con un liquido infiammabile composto da benzina e gasolio, a loro volta attivati da un fornelletto a piastra radiante collegato ad una presa elettrica. La potenzialità offensiva dell’incendio era stata poi intensificata esponenzialmente dall’apertura di due bombole di gas propano da 17 e 15 chili, che avevano generato un’esplosione in grado di devastare, oltre al centro estetico, anche i restanti esercizi del complesso commerciale.

I DANNI. I danni causati dall’evento apparvero fin da subito di ingentissima rilevanza (la quantificazione è tuttora al vaglio dei periti). Ad aggravare la situazione, nei mesi a seguire intervennero il collocamento in cassa integrazione dei 19 commessi del negozio "Sorelle Ramonda" (l'esercizio subì danni per oltre un milione di euro), il trasferimento ad altra sede dello studio notarile e la chiusura delle attività del bar e, recentemente, del supermercato. Ad oggi, nel centro commerciale è rimasta aperta solo una profumeria.

IL PRESUNTO RESPONSABILE. "Proprio la gravità intrinseca del reato e la pesante ripercussione sociale sulla collettività locale portavano l’autorità giudiziaria e i carabinieri di Piove di Sacco a porre il massimo impegno nelle indagini che, dopo vari mesi di attività, conducevano all’identificazione del responsabile in D.Z., gestore del centro estetico 'Charme & Beauty', che ormai da un anno aveva cessato l’attività", si legge ancora nella nota.

LA PERQUISIZIONE E LA POLIZZA "SOSPETTA". Infatti, durante una perquisizione nell’abitazione di residenza dell'arrestato, a Sant’Angelo di Piove di Sacco, i militari dell’Arma hanno sequestrato svariati metri di cavo elettrico di marca e modello identici a quelli del cavo usato per l’incendio. È stato inoltre accertato che l’indagato, nonostante la chiusura del suo centro estetico, aveva inspiegabilmente provveduto ad aumentare i massimali della propria polizza assicurativa, malgrado all’interno custodisse soltanto pochi macchinari.

I MOVENTI. Proprio il tentativo di percepire un risarcimento per i danni alla strumentazione, il cui valore si aggira intorno ai 35mila euro, costituirebbe uno dei moventi del gesto, a cui si andrebbe ad aggiungere "un forte astio nei confronti della società 'Sorelle Ramonda spa', che aveva promosso il suo sfratto esecutivo per morosità'. L'uomo infatti non pagava l'affitto da diversi mesi a causa delle difficoltà economiche e questa situazione lo aveva costretto a chiudere l'esercizio. Tutti elementi che avevano portato i carabinieri al suo arresto nel maggio 2017.

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