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Feto sepolto, l'autopsia choc sul corpicino:"Vivo, ucciso a coltellate"

Il piccolo sarebbe venuto alla luce di almeno 6 mesi, forse persino più di 7. La madre avrebbe assunto un farmaco per indurre il parto. Poi i colpi di lama. La neonata è stata sepolta in un campo a Trebaseleghe

Macabro, tremendo, brutale. È spiazzante l'esito dell'autopsia condotta dal medico legale Antonello Cirnelli sul corpicino del feto trovato sepolto la settimana scorsa in un campo a Trebaseleghe. Il piccolo, una bambina, sarebbe nato di almeno 6 mesi, forse anche più di 7. Probabilmente, quando la madre, una ragazzina di 17 anni, che si sarebbe procurata le contrazioni con dei farmaci abortivi, l'ha partorita nel bagno di casa, la bimba era viva. Ma, come riportano i quotidiani locali, appena venuta alla luce sarebbe stata vittima di un feroce accoltellamento. Molteplici colpi di lama sarebbero stati inferti con violenza, uccidendo quella creatura, già praticamente formata.

LE BUGIE IN OSPEDALE. La giovane mamma, quel mercoledì sera, si era presentata in ospedale a Camposampiero raccontando di essere stata incinta di poche settimane e di avere avuto un aborto spontaneo nel bagno di casa. Arrivata al nosocomio, aveva esibito la tessera sanitaria di un'amica maggiorenne dichiarando di avere 18 anni. Con lei, c'era anche il suo fidanzatino, un 18enne residente nel Trevigiano. Che qualcosa, in quella storia, non tornasse, i sanitari lo avevano capito quasi subito: la placenta era in uno stadio avanzato e anche l'utero era troppo grande per poter contenere un feto di appena tre mesi. Quel bimbo, una femminuccia, avrebbe avuto probabilmente sei o sette mesi.

IL RINVENIMENTO DEL FETO. I medici avevano allertato i carabinieri e iniziato a fare domande alla giovane coppia. I militari, accompagnati dal ragazzo, si erano lanciati alla ricerca del feto, trovandolo sepolto in un parco pubblico, pochi centimetri sotto terra, avvolto in una maglia, dentro una busta. La speranza iniziale era che, dato lo stadio avanzato della gravidanza, il piccolo fosse riuscito a sopravvivere. Una speranza purtroppo vana, che però non escludeva che la bambina potesse comunque essere nata viva.

FARMACI PER INDURRE IL PARTO. Le indagini dei carabinieri erano proseguite a casa del ragazzo - la giovane si trovava ancora in ospedale - dove i militari avevano esaminato la cronologia del computer del 18enne, scoprendo che, negli ultimi giorni, si era dato ad una ricerca forsennata di metodi per indurre l'aborto, evidentemente per potersi sbarazzare, in accordo con la giovanissima mamma, di quel figlio non voluto."INFANTICIDIO". Nei confronti dei due ragazzi era scattata la denuncia in concorso per avere fornito false generalità. In seguito, la procura dei Minori di Venezia e quella di Padova avevano aperto due fascicoli per procurato aborto. Tra gli indagati ci sarebbe anche una terza persona, maggiorenne, per avere aiutato i due fidanzatini a reperire il farmaco abortivo. Ma lo scenario che va delineandosi parrebbe essere persino più feroce. La piccola sarebbe sopravvissuta ad un tentativo di aborto, per poi essere ammazzata, appena venuta al mondo, a coltellate.

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