Invalida dopo l'incidente: "Finalmente l'assicurazione paga parte risarcimento"

La vicenda riguarda una 75enne di Padova che ha riportato un'invalidità permanente del 60% in seguito ad un sinistro, ma che in un anno non aveva visto un euro dalla compagnia di assicurazione della controparte, neanche il rimborso delle spese

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Aveva avuto vasta eco, nei giorni scorsi, la vicenda di una 75enne di Padova che ha riportato un'invalidità permanente del 60% in seguito ad un sinistro, ma che in un anno non aveva visto un euro dalla compagnia di assicurazione della controparte, neanche il rimborso delle spese. Eppure, la dinamica dell'incidente era pacifica, e l'automobilista che l'ha provocato, un 44enne di Milano, aveva persino scritto alla compagnia della sua auto per sollecitare il risarcimento alla controparte.

"UN PRIMO RISULTATO". Il caso era stato denunciato dallo studio legale Studio3A, che assiste la donna e che adesso annuncia un primo risultato ottenuto: "Alla fine, la compagnia ssicurativa ha pagato almeno un anticipo sul risarcimento cui l'anziana ha diritto, ma c'è voluto un anno di battaglie, con varie denunce del caso all'opinione pubblica, fino ad un formale reclamo all'Istituto di Vigilanza. E comunque non è finita qui: la citazione in causa andrà avanti".

L'INCIDENTE. Il 27 dicembre 2015, l'anziana stava percorrendo con la sua Mini Cooper la strada regionale 48 Dolomiti ad Alverà di Cortina (Belluno), quando improvvisamente una Jaguar Range Rover che sopraggiungeva dalla corsia opposta, girando a sinistra in una laterale, le ha tagliato la strada.

L'"ODISSEA" DELLA DONNA. Per la donna che, a seguito dell'impatto, ha riportato un "trauma cervicale produttivo di lussazione C5-C6 e mielodiscopatia in soggetto con formazione disco-ostefitaria", è iniziata un'odissea, tra interventi chirurgici, complicanze post operatorie (una trombosi agli arti inferiori e un'emorragia da rottura di un vaso arterioso della coscia), una degenza di due mesi, una lunga riabilitazione. Le sue condizioni fisiche sono pregiudicate: lamenta ancora algo-perestesie alle mani e all'avambraccio, che le impediscono di svolgere le attività che faceva prima, deficit articolare alle spalle, parestesie a "calzino" agli arti inferiori. Fa fatica a camminare per tratti superiori ai 300 metri. Una situazione che la ha causato anche una depressione.

"INVALIDITÀ PERMANENTE DEL 60%". Per ottenere giustizia la donna, attraverso la consulente personale Elisa Sette, si è rivolta a Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito aperto il sinistro e chiesto i danni alla compagnia della controparte, e successivamente sottoposto la propria assistita alla visita medico legale, che, spiega Studio 3A, "ha riscontrato un danno biologico permanente del 60%, più un danno temporaneo totale per 70 giorni e al 75% per 90 giorni, e un grado di sofferenza elevato nel periodo di malattia e convalescenza e medio-elevato nel postumo. Si parla di invalidità permanente del 55% secondo le tabelle Ania e del 70% secondo quelle Inail". "I postumi rilevati, strumentalmente accertati e segnatamente rappresentati da marcata sofferenza algico-disfunzionale all'articolarità della colonna cervicale, da un quadro di tetraparesi e da disturbi di ordine psichico, sono ormai bene stabilizzati e non suscettibili di particolari miglioramenti futuri", precisa il medico che ha visitato la signora.

RECLAMO ALL'IVASS. "Tuttavia - dichiara lo studio legale - nonostante le responsabilità del sinistro siano acclarate e le gravi conseguenze fisiche subite dalla danneggiata non siano state disconosciute nella visita medico legale di controparte, e nonostante i ripetuti solleciti, la compagnia assicurativa si è rifiutata di procedere col risarcimento, rifiutando di rifondere anche le spese sostenute dall'anziana, tutte regolarmente esibite all'Ispettorato di Padova: circa 20mila euro tra medicine, visite, terapie e soprattutto un montascale, non essendo più in grado di salire le scale di casa. Al punto che Studio 3A, tre settimane fa, ha deciso di prepararsi alla citazione in causa, di denunciare il fatto all'opinione pubblica e di inviare un reclamo contro il comportamento della compagnia all'Ivass che, proprio il 15 dicembre, con una 'lettera al mercato', era intervenuto su questa, che è delle prassi più discutibili da parte della compagine assicurative, quella cioè di non formulare alcuna proposta risarcitoria, senza però fornire spiegazioni chiare e plausibili sui motivi del 'diniego', bacchettando le compagnie e imponendo loro un'attività di revisione dei processi liquidativi e delle comunicazioni entro il 30 Aprile 2017".

"ANDREMO AVANTI". Sta di fatto che dopo, queste prese di posizione forti, la compagnia ha finalmente inviato un assegno a titolo di acconto sulla somma di cui la danneggiata ha diritto: "Un dato positivo - afferma Studio3 - ma fa rabbia dover sempre arrivare a questo punto, alzare la voce e denunciare tutto all'Autorità di Vigilanza perché una compagnia si decida a fare niente più di quello che è suo dovere e che non ha inspiegabilmente fatto per un anno intero: dare corso al legittimo risarcimento - commenta Ermes Trovò, presidente di Studio 3A - la signora è stata combattiva e ha avuto il nostro studio al suo fianco, ma tutti i danneggiati che non se la sentono o non possono affrontare queste lunghe battaglie? Le compagnie ne approfittano spudoratamente. Quest'anticipo, in ogni caso, non ci fermerà: ci batteremo con ogni mezzo perché la nostra assistita porti a casa fino all'ultimo centesimo di cui ha diritto e depositeremo comunque la citazione in causa contro la compagnia assicuraiva".

Torna su
PadovaOggi è in caricamento