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Giuseppe Verde

Giuseppe Verde

Verde riformato dall'Arma, l'ex compagno di Debora Sorgato non è più maresciallo

Destituito l'ex carabiniere legato sentimentalmente alla donna accusata dell'omicidio di Isabella Noventa

Addio alla divisa per l'ormai ex maresciallo dei carabinieri Giuseppe Verde, ex compagno di Debora Sorgato, indagata, con il fratello Freddy e la tabaccaia veneziana Manuela Cacco, per l'omicidio di Isabella Noventa (TUTTI GLI ARTICOLI SUL CASO), la segretaria 55enne di Albignasego scomparsa nella notte tra il 15 e il 16 gennaio del 2016. L'uomo - come riportano i quotidiano locali - è stato riformato dall'Arma per motivi di salute. 

LA LETTERA: "Sono stato tradito da Debora"

L'INIZIO DEI GUAI. I guai giudiziari per l'ex militare del Norm della compagnia carabinieri di Padova scaturiscono, indirettamente, dalle indagini connesse al delitto di Isabella (gli inquirenti ritengono il carabiniere del tutto estraneo all'uccisione della donna). Tutto ebbe inizio il 7 marzo scorso: l'ex compagna, Debora, era stata da poco arrestata - così come Freddy e Manuela - per l'omicidio della segretaria, quando Verde fece una telefonata ai colleghi, invitandoli a perquisire il suo appartamento, sullo stesso pianerottolo di quello di Debora e in uso alla donna; in quell'occasione, vennero rinvenuti 124mila euro in contanti in uno scatolone e, sotto un piumone, due pistole, una Beretta 65 con il colpo in canna e una Astra spagnola con 51 proiettili; denaro e armi appartenuti a Debora di cui Verde non si sarebbe accorto fino ad allora.

LE DICHIARAZIONI:  "Debora odiava Isabella"

LA PERQUISIZIONE IN CASERMA E LE ACCUSE. La situazione, già complessa per il carabiniere, si aggravò ulteriormente il 28 aprile successivo, quando la squadra Mobile perquisì gli spazi in uso al militare nella caserma di via Rismondi: in quell'occasione, vennero rinvenuti e sequestrati 31 cartucce calibro 9 parabellum Nato e un caricatore che, lì, non ci dovevano stare, e un iPad e alcuni scritti sulla sua relazione con Debora. Gli accertamenti portarono a scoprire anche del materiale informatico: informazioni, secondo gli inquirenti, legate a Isabella Noventa, e probabilmente passate a qualcuno, forse a Debora (all'epoca dei fatti, Isabella aveva denunciato di essere vittima di stalking e i sospetti si erano concentrati proprio su Debora e Manuela Cacco, ora indagata anche per quella vicenda). Di qui, l'iscrizione del militare nel registro degli indagati anche per violazione del segreto d'ufficio e accesso abusivo alla banca dati delle forze di polizia cui fece seguito, nei giorni successivi, un lungo interrogatorio di fronte al pm Giorgio Falcone e all'allora capo della squadra Mobile Giorgio Di Munno.

LA CONDANNA. Inoltre, per le cartucce e il caricatore detenuti in esubero rispetto alla normale dotazione, in gennaio l'uomo era stato condannato dal tribunale militare di Verona ad otto mesi di reclusione militare per "ritenzione di oggetti di armamento militare aggravata".

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