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Processo Noventa, parlano le difese: gli imputati non avevano motivo di odiare Isabella

Seconda udienza in corte d'assise d'Appello per i fratelli Sorgato e Manuela Cacco, accusati di omicidio premeditato e soppressione di cadavere. Per i legali manca il movente

A sei giorni dalla prima udienza del processo d'Appello, i tre imputati per l'omicidio premeditato di Isabella tornano in aula con i loro legali pronti a dare battaglia per evitare la conferma della condanna in Primo grado. Come riporta Il Mattino, la mancanza del corpo e del movente sono stati i cavalli di battaglia delle tre difese, protagoniste dell'udienza del 25 settembre.

Parola alla difesa

Nell'aula bunker di Mestre un nuovo faccia a faccia tra Debora, Freddy e Manuela, un tempo amica della prima e amante del secondo, ora nemica giurata dei fratelli. In attesa della sentenza prevista il 9 ottobre, i difensori hanno giocato tutte le loro carte. Nella prima udienza il procuratore vicario Giancarlo Buonocore, ripercorrendo l'inchiesta curata dal Pm Giorgio Falcone, aveva chiesto la conferma delle condanne a 30 anni per i Sorgato e a 16 anni e 10 mesi per Cacco. Quel giorno i legali di Debora avevano anticipato i punti chiave della strategia difensiva: non c'è un corpo e non c'è un movente, quindi non c'è alcuna prova che il delitto sia realmente avvenuto.

Debora: nessun movente per il delitto

Roberto Morachiello e Luca Motta ieri hanno rincarato la dose: l'intero impianto accusatorio si basa sulle dichiarazioni della Cacco, che ha raccontato che a uccidere Isabella era stata Debora nella casa di Freddy, prima di sbarazzarsi del cadavere con il fratello chiedendo l'aiuto di Manuela. Solo illazioni, un estremo tentativo di salvare sé stessa secondo gli avvocati, tanto che non esistono prove scientifiche che leghino Debora alla presunta scena del delitto. I legali controbattono punto per punto alle accuse. Perché se tracce biologiche non ce ne sono, ci sono invece le intercettazioni che legano i tre imputati quella tragica notte, le riprese che immortalano le loro auto tra Noventa e Padova, le immagini di Manuela che sfila in piazza dei Signori nel goffo tentativo di depistare le indagini. Nessuna prova che Debora fosse presente, sostengono i legali: aveva prestato l'auto a Freddy per uscire con Isabella senza insospettire la Cacco che, pazza di gelosia, si appostava fuori dalla villetta di via Sabbioni per controllarlo. Poi era tornata a piedi a prenderla e, su richiesta del fratello, aveva accompagnato Manuela in centro e l'aveva riaccompagnata a casa. Insomma, Debora quella sera Isabella non l'aveva proprio vista, né tantomeno uccisa. Insensato anche pensare a un presunto odio verso la segretaria, che anzi aveva chiesto aiuto all'ex compagno della Sorgato (maresciallo dei carabinieri) perché perseguitata da uno stalker.

Freddy: quell'ultima cena con Isabella 

La tesi della mancanza del movente è stata sostenuta anche da Giuseppe Pavan e Massimo Malipiero, legali di Freddy. Pochi i riferimenti alla versione sempre sostenuta dal loro cliente, secondo cui Isabella sarebbe morta in un gioco erotico. La difesa ha puntato sullo smontare le accuse: Freddy e la Noventa erano certamente insieme a cena la sera del 15 gennaio, tranquilli, come hanno riferito i testimoni. Dunque, nessuna lite che potesse giustificare un omicidio, men che meno premeditato. La Cacco viene dipinta come una sorta di mitomane, autrice della “mascherata improvvisata” in piazza.

Manuela: complice inconsapevole

Una tragica fatalità, secondo l'avvocato Alessandro Menegazzo, la presenza di Manuela in via Sabbioni quella notte. La sua assistita era arrivata fuori dalla villetta di Freddy, come alte volte, perché gelosa. In quell'occasione si sarebbe trovata catapultata sulla scena di un delitto appena compiuto dai fratelli e su loro richiesta li avrebbe aiutati prestandosi a sfilare con gli abiti di Isabella. Una prova d'amore per l'amante, anche se restano da spiegare le telefonate scambiate con i Sorgato usando un vecchio telefonino del padre della Cacco. 

La sentenza

Oltre alle accuse di omicidio premeditato e soppressione di cadavere, Manuela deve rispondere anche del reato di stalking verso la Noventa. La camera di consiglio è fissata il 9 ottobre dopo l'ultima replica dell'accusa. Nel pomeriggio il presidente della Corte d'assise d'Appello veneziana, Alessandro Apostoli Cappello, pronuncerà la sentenza.

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