«Il lavoro al Cup dell'Ulss non può essere pagato a cottimo». Ex detenuto fa causa alla coop del Due Palazzi

E'stato pagato per tre anni con 0,80 centesimi a chiamata, l'uomo si è rivolto alla Cgil che tramite l'avvocato Capuzzo ha ottenuto una sentenza storica. Alessandra Stival (Cgil): «Riconosciuto un principio nel quale abbiamo sempre creduto»

Una sentenza, quella del giudice civile di Padova, che ha riconosciuto come lavoratore subordinato un ex detenuto del Due Palazzi che ha fatto causa alla cooperativa Giotto, storica realtà che si occupa di rieducazione all’interno del carcere, ottenendo un risarcimento di 14mila euro, in un certo qual modo, che non è improprio definire storica. Il detenuto dal 2012 al 2015, ha lavorato per il Cup, il Centro unico di prenotazione telefonica dell’Ulss. Il servizio è appaltato alla cooperativa Giotto che impiega appuntto detenuti.

Cottimo

La cooperativa pagava il lavoratore all’interno del Due Palazzi 0,80 centesimi per ogni telefonata “andata a buon fine”, ossia per ogni telefonata che si concludeva con la prenotazione di un esame. Un lavoro “a cottimo” che il tribunale ha definito ingiusto, in quanto il detenuto-lavoratore difeso dall’avvocata Marta Capuzzo dello studio Moro, svolgeva le sue mansioni all’interno di una struttura appositamente adibita all’interno del Due Palazzi per oltre 8 ore al giorno con pausa pranzo inclusa con supervisioni continue e controllo anche da remoto con telecamere.

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Lavoro

La cooperativa Giotto dovrà quindi rifondere l’ex detenuto, ora regolarmente impiegato in una ditta di trasporti, con 14mila euro, ossia la differenza tra quanto ha preso nei tre anni e quanto avrebbe guadagnato se fosse stato inquadrato con un contratto per le cooperative sociali. Ha commenttato così, Alessandra Stival della Cgil FP: «Non siamo arrivati alla causa a cuor leggero – spiega – abbiamo tentato il dialogo sia con la Giotto sia ai vari tavoli regionali e nazionali nei vari tavoli di contrattazione anche quando era il momento di discutere sui contratti da applicare ai detenuti, ma non è stato possibile ottenere nulla su quel fronte, con la causa invece abbiamo visto riconoscere un principio che richiamiamo da sempre, il lavoro a cottimo in situazioni come queste è illegittimo».

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