Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Mafia nigeriana: arrivano le prime sei condanne. La base operativa era a Padova

I trentadue imputati al processo cominciato nell'aula bunker di Bologna sono tutti accusati di fare parte degli Arobaga Vikings, clan nigeriano ritenuto dagli inquirenti di stampo mafioso

Dopo la richiesta del Pubblico Ministero, dott. Roberto Ceroni, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Bologna, di rinvio a giudizio per trentadue persone che farebbero parte di un potente clan legato alla mafia nigeriana, arrrivano anche le prime condanne. Dai cinque agli otto anni ed espulsione al termine della pena per i sei imputati che hanno scelto il rito abbreviato. I trentadue imputati al processo cominciato nell'aula bunker di Bologna sono tutti accusati di fare parte degli Arobaga Vikings, clan nigeriano ritenuto dagli inquirenti di stampo mafioso.

Dj

Tutto è cominciato l'autunno scorso con l’operazione “Signal” condotta dalla squadra Mobile di Ferrara che ha inferto un pesante colpo alla mafia nigeriana. Trentuno misure di custodia cautelare erano state eseguite, cinque degli arrestati risiedevano o comunque gravitavano tra Padova, Vicenza e la provincia di Venezia. Al centro degli affari soprattutto droga, per lo più cocaina. Ma non mancano gli episodi di estorsioni a connazionali onesti, proprietari di piccoli negozi, che erano costretti a pagare il pizzo ai capi per sostenere le loro spese legali.

Boss

Il boss per Padova, Vicenza e Venezia si chiama Emmanuel Okenwa, detto “Boogie”, dj di musica afro beat. Sotto di lui altri personaggi di calibro come Okoduwa Godspower detto “Dozen”, operante nella zona di San Donà di Piave e Musile di Piave. Intercettate a suo carico centinaia di episodi di cessioni do droga, in alcuni casi anche in contesti drammatici come quello di una giovane studentessa colta da una pesante crisi di astinenza di cocaina. Inizialmente la polizia sospettava fosse stata la coinquilina a procurargliela, ma poi è emerso che la tossicodipendente usava il telefono dell’amica a sua insaputa per chiamare il pusher nigeriano. Stessa cosa ha fatto un altro ragazzo, che chiamava il suo spacciatore con il telefono della fidanzata, anche lui nel tentativo di non farsi scoprire. A Padova il ruolo centrale era ricoperto da Albert Emmanuel detto “Raska”, che abitava a Vigodarzere. Dalla sua casa al civico 7 di via Lungargine manovrava chili di droga proveniente dall’Olanda. Costringeva giovani ragazze spedite all’estero a ingoiare fino a cinquanta ovuli alla volta. 

Corriere e corrieri

A gestire le corriere, da Padova, Vina Ben, residente a Vicenza ma ben radicata all’ombra del Santo. Imponeva ai “colleghi” uomini di far venire i clienti a Padova a prendersi la droga, in modo da tenere sotto controllo i soldi. In manette anche Peter Shellu ed Emiowele Endurance, altri due luogotenenti padovani e Akibege Favour detto “Popori” gravitante nella zona di Vicenza. L’operazione della squadra Mobile era partita da un violento fatto di sangue avvenuto a Ferrara nel 2018, un tentato omicidio di un giovane che fa parte del clan degli Eiye, in conflitto con quello dei “Supreme Viking Arobaga”, guidato dal Dj Boogie. In questa fase è stata scoperta la suddivisione gerarchica, con direttive impartite dalla Nigeria e associati vincolati al rispetto della segretezza, affiliati con riti tribali, durante riunioni alla presenza dei capizona, tra Brescia e Veneto. Per far arrivare grandi quantitativi il clan utilizzava anche squadre di `corrieri´ che rientravano in Italia dalla Francia carichi di stupefacenti attraverso i valichi del Monte Bianco e del Frejus. 

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