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Mazzette e minacce all'obitorio: salme decomposte se le pompe funebri non pagano

42 persone sono a processo per un giro di corruzione. I dipendenti dell'obitorio obbligavano le agenzie a versare delle mance per ottenere i corpi in buono stato

É un racconto da film dell'orrore. Peggio ancora perché le vittime inermi del sistema di corruzioni e dispetti sono le salme. I corpi di parenti e amici usati come merce di scambio, da maltrattare a piacimento e senza alcun rispetto per intascare qualche mazzetta.

Gli imputati

Ieri il giudice per le udienze preliminari ha valutato le posizioni dei 42 indagati nel presunto giro di mazzette che ha sollevato un polverone nell'obitorio dell'ospedale di Padova. Sono 15 dipendenti dell'azienda ospedaliera e 27 titolari di agenzie funebri, accusati a vario titolo di corruzione, truffa e falso. Rinviati a giudizio, giovedì i loro avvocati hanno presenziato alla prima udienza.

Minacce e vendette

I primi interrogatori risalgono a inizio marzo, quando alcuni impresari, interrogati dal pubblico ministero, hanno raccontato la loro versione. Mance in nero che le pompe funebri avrebbero dovuto versare ai dipendenti dell'obitorio per ritirare le salme. Pena il trovarsi davanti a corpi in condizioni tremende, lasciati per giorni interi fuori dalle celle frigorifere come punizione per la mancata riverenza. Vuoi trovare i cadaveri ben conservati e preparati? Allora paga. Questo il succo del meccanismo, almeno secondo i titolari delle onoranze funebri. Peccato che il servizio per la preparazione delle salme preveda un ticket di 75 euro.

La difesa

Tutta colpa dei dipendenti dell'obitorio, sostengono i legali degli impresari che hanno chiesto che per i loro clienti il reato di corruzione venga derubricato a concussione per induzione. I sistema di corruzione sarebbe infatti stato ordito dagli addetti dell'ospedale e imposto agli agenti funebri, che sarebbero le vittime: non erano loro infatti a pagare per ottenere un favore, ma gli operatori dell'obitorio a vendicarsi in caso di mancato pagamento.

Storie tremende

I fatti contestati risalgono al 2014/2015 e i racconti sono al limite della tollerabilità. I titolari delle pompe funebri parlano di cadaveri lasciati fuori dalle celle frigorifere per giorni, sostanzialmente decomposti. Cadaveri che una volta prelevati dovevano essere ricomposti alla meglio per organizzare i funerali, tutto all'insaputa dei familiari. Due legali hanno chiesto il patteggiamento. Il 13 dicembre i gup pronuncerà la sentenza.

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