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Mazzette tra ospedalieri e pompe funebri: "dispetti" sui defunti di chi non pagava

Notificata la proroga dell'inchiesta. I reati contestati sono corruzione aggravata per atti contrari ai doveri d'ufficio, falso ideologico e truffa nei confronti dell'Azienda ospedaliera

Proseguono le indagini della magistratura sullo scandalo delle tangenti intascate in cambio della ricomposizione delle salme dei defunti. Nei giorni scorsi, come riporta il Gazzettino, il pubblico ministero Maria D'Arpa ha notificato l'avviso di proroga dell'inchiesta in cui risultano indagati dodici operatori socio sanitari dell'obitorio di Padova e altrettanti titolari di imprese funebri. I reati contestati spaziano, a vario titolo, dalla corruzione aggravata per atti contrari ai doveri d’ufficio al falso ideologico e alla truffa nei confronti dell'Azienda ospedaliera.

IL "SISTEMA". A documentare i reati, ci sarebbero filmati, foto e intercettazioni. Quello dei defunti si sarebbe trasformato in un vero e proprio business per le persone coinvolte nel "sistema". Le agenzie funebri incaricate dei funerali, infatti, pagano 80 euro all'ospedale perché gli operatori socio-sanitari ricompongano l'estinto nella bara. Ebbene, secondo l'accusa, gli operatori dell'Azienda ospedaliera proponevano il servizio ad una tariffa ridotta (50-60 euro), e intascavano la "mazzetta", certificando all'ospedale che il corpo del defunto era già pronto per essere collocato nella cassa.

I "DISPETTI". Ci guadagnavano gli operatori, che in questo modo si garantivano un "extra", e ci guadagnavano le pompe funebri. A rimetterci, sarebbe stata la sola Azienda ospedaliera. Non solo. Pare che chi si rifiutava di "stare al gioco", incorresse nel rischio di vedersi fatti dei piccoli dispetti, come il defunto sbarbato male o mal posizionato nella bara.

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