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Cronaca

Dalle pallottole per posta ai cartelloni imbrattati: le minacce dei no vax

Nel mirino ci sono medici, scienziati, politici, sindacalisti, giornalisti. Tutti coloro che si schierano a favore dei vaccini o delle misure per arginare la pandemia. A Padova non sono mancati casi emblematici

Medici, politici, giornalisti. Ma anche sindacati. Il mirino dei no vax in Veneto e a Padova è stato puntato più volte e su più persone. Si va dal caso della pallottola con minaccia di morte annessa alla professoressa Antonella Viola, al video che riprende la strada per arrivare a casa del presidente della Regione Luca Zaia. Per non parlare dei cartelloni che invitavano a fare la terza dose imbrattati. Senza contare gli insulti che i cronisti si sono sentiti rivolgere dall’inizio della pandemia e da luglio in particolare, quando hanno avuto inizio le manifestazioni del sabato pomeriggio. Un modus operandi violento, tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine che monitorano i social e i gruppi Telegram.

Il caso Viola

Una busta bianca con il timbro postale di Padova è arrivata a inizio gennaio negli uffici dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza. Era indirizzata alla direttrice scientifica, Antonella Viola. Dentro una lettera battuta a macchina con scritto, tra le altre cose, «I bambini non si toccano. Se non cambia le sue interviste dicendo che non devono essere vaccinati, colpiremo lei e la sua famiglia. Due pallottole in pancia o nelle ginocchia non uccidono, ma fanno un gran male». Nella busta c’era un proiettile calibro 22 per uso sportivo, per cui serve il porto d’armi. Viola è stata messa sotto scorta, la minaccia è stata ritenuta reale. Il proiettile è stato inviato ai Ris di Parma e i carabinieri stanno indagando per rintracciare il responsabile.

La politica

Il responsabile delle minacce più pesanti rivolte al presidente di Regione, invece, ha un nome e un cognome. Francesco Fella, 43 anni, trevigiano, è il protagonista del video registrato un anno fa davanti alla casa di Luca Zaia: invitava i veneti a presentarsi di fronte l’abitazione dell’esponente leghista per manifestare il proprio dissenso contro la campagna vaccinale. Zaia ha denunciato il 43enne, che ha ricevuto un foglio di via dalla questura e quindi non può avvicinarsi a San Vendemiano dove abita il presidente di Regione. Ma il procuratore Christian Del Turco di Venezia ha chiesto al gip l’archiviazione del caso perché non ha riscontrato minacce. Fella si è sempre difeso dicendo che il video non era suo e non voleva minacciare nessuno ma non ha mai fatto un passo indietro sulle sue posizioni no vax. Questo è solo l’episodio più eclatante perché il governatore è stato preso di mira anche in vari gruppi Telegram. Ma Zaia non è il solo politico finito nel mirino. A inizio gennaio i cartelloni con il volto del sindaco Sergio Giordani che invitano a vaccinarsi sono stati imbrattati. «Criminali» e «Vergogna» le frasi scritte dai no vax che hanno provocato la dura reazione di Giordani: «Non ci faremo intimidire dalla follia no vax».

Il sindacato

Un caso a parte è quello che riguarda la Cgil padovana. Le minacce dei no vax, infatti, si mescolano a quelle del mondo dell’estrema destra. Quando il Governo ha deciso di istituire il Green pass per contrastare l’avanzare della pandemia ne è stato coinvolto il mondo del lavoro. E di fronte alla sede della Cgil in via Longhin il Veneto Fronte Skinhead ha firmato lo striscione «Green pass o non pagati, dove sono i sindacati?». In un’altra occasione sono state imbrattate anche le vetrine tanto che la videosorveglianza è stata implementata. Il timore era che potesse succedere qualcosa di simile all’assalto alla sede romana del sindacato lo scorso 9 ottobre.

I giornalisti

Venduti, terroristi, sanguisughe. C’è anche chi, sul canale Telegram Basta dittatura, proponeva di far esplodere le auto di servizio delle televisioni. I cronisti sono uno dei bersagli preferiti dei no vax ma a Padova è accaduto anche altro. Un uomo se l’è presa con la troupe di Telenuovo durante una delle tante manifestazioni del sabato. Giornalista e operatore stavano raccontando il corteo quando l’uomo si è avvicinato e ha cominciato a urlare in faccia alla giornalista frasi come «Avete ucciso voi le persone». La Digos ha tenuto sotto controllo la situazione che non è degenerata perché la giornalista non ha risposto alle provocazioni e il contestatore si è stancato. 

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