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Mondiali, addio: padovani delusi ai Navigli si disperdono a fine partita

Martedì sera, la folla patavina si è assiepata lungo l'argine del Piovego per assistere all'incontro Italia-Uruguay. Serata da dimenticare, facce sconfortate, Italia fuori dal Brasile. La città ammutolisce al Portello

Una serata da dimenticare, un mondiale da accantonare. Non se l'aspettavano i tifosi che martedì sera si sono assiepati lungo la cornice dei Navigli a Padova, per assistere all'ultimo incontro italiano del nostro girone: e ultimo in assoluto per gli azzurri in Brasile.

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TENSIONE AL PORTELLO. Al Portello una folla tesa, nervosa, come i nostri giocatori che, dall'altra parte dello schermo, hanno sofferto e patito una partita forse arbitrata male, forse giocata peggio. Davanti ai maxischermi, facce sconsolate, ghigni e musi. All'inizio, studenti e professionisti, padri di famiglia che sanno tutto di calcio e madri con pargoletti al seguito che seguono curiose ma chissà: tutti speravano e credevano. Ma, con l'espulsione di Marchisio, il gol dell'Uruguay e il morso di ?Suárez, le fronti si sono irrimediabilmente aggrottate e lungo l'argine del Piovego l'atmosfera si è fatta tetra.

TUTTI DAVANTI AI MAXISCHERMI. Inizio alle 18. In molti erano arrivati molto prima, per agganciare un posto a sedere con visuale privilegiata. Un luogo magico per guardare le imprese della nazionale, il Portello. E, infatti, c'erano tutti. Dagli universitari in pantaloncini corti e magliette smanicate, agli anziani a passo lento ma con l'occhio vivace, ai professionisti composti nei loro abiti, ma scomposti nei volti, dopo una serie di azioni che ci hanno stremati e, infine, eliminati. Un esordio tra cori incitanti e convinzione, scemata pian piano quando l'inferiorità numerica ha agghiacciato la folla patavina.

LA SCONFITTA. 10 contro 11. Il timore del gol uruguayano, arrivato con Godín all'81'. Dopo la bruciante sconfitta contro il Costa Rica, non era questo lo spettacolo cui avrebbero voluto assistere i tanti tifosi disseminati qua e là lungo il Portello. Arrivati in bici, in scooter, a piedi. Chi in pausa da lavoro, chi in pausa dalle aule studio, chi semplicemente in pausa. Occhi increduli, arrabbiati, sconsolati, speranzosi fino all'ultimo. A qualcuno invece lo spettacolo (se così si può chiamare) non interessava granché, era lì per stare in compagnia e perché l'Italia ai mondiali va guardata per principio. Sono quelli che hanno abbandonato la scena con i volti più rilassati. Ma per la maggior parte dei padovani (e non) la situazione è stata diversa. Chi ha girato i tacchi e se n'è andato in preda ad uno scatto d'ira. Chi è rimasto per affondare il dispiacere nello spritz.

MONDIALE FINITO. Basta mondiale per l'Italia, per Padova e per i maxi schermi di bar, locali, Navigli, Bastioni e case. L'estate patavina riprende come da routine, spezzata dai tuoni e fulmini che hanno pesato sul cielo padovano a sigillare una sconfitta, al primo turno, che brucia. 

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