Montisci, nuovo rinvio a giudizio per l'ex direttore di medicina legale. E l'Università lo invita a un convegno

Il docente già a processo per falso, favoreggiamento e depistaggio per una presunta falsa autopsia, è anche indagato per truffa ad azienda ospedaliera e all'università stessa, per frode fiscale

La vicenda delle false provette è la prima inchiesta che ha coinvolto il professor Massimo Montisci, ex direttore di Medicina legale di Padova. Per anni è stato stretto collaboratore della procura in innumerevoli e delicate indagini. Il docente già a processo per falso, favoreggiamento e depistaggio per una presunta falsa autopsia, è anche indagato per truffa ad azienda ospedaliera e università e per frode fiscale. Lunedì 2 novembre per l’ex direttore di Medicina legale di Padova Massimo Montisci si è aggiunto il rinvio a giudizio per falso e abuso d’ufficio. Stessa sorte per il chimico dello stesso istituto, Alessandro Nalesso e per i due padovani, Edoardo Urschitz, titolare di un’infortunistica, e Rocco Sbirziola, proprietario di un albergo di Abano Terme.

Manipolazione

Il chimico responsabile del laboratorio Alessandro Nalesso aveva autorizzato, previo consenso di Montisci, a far fare gli esami delle urine a Sbirziola e Urschitz. Un “test” per i due, prima di sottoporsi agli esami veri e propri. Di fatto si voleva constatare se nei due ci fossero tracce di stupefacenti, cocaina in particolare. Per far fare loro questo test si è utilizzato  il protocollo che si mette in atto per le persone decedute. In questo modo però potevano testare la loro positività prima di accedere agli esami veri e proprie in modo che i due assuntori di cocaina si potessero presentare “puliti” davanti alla commissione patenti. I quattro invece dovranno compariranno davanti al tribunale collegiale il 15 marzo del 2021.

Coincidenze

Per le tre professioniste che hanno denunciato l’illecito sono a quel punto cominciati problemi. Forse una coincidenza, ma si da il caso che solo una, la dottoressa Donata Favretto, è ancora al suo posto. E c’è rimasta nonostante le pressioni dovute a un consistente numero di esposti anonimi risultati assolutamente infondati, ma tant’è. Non è andata meglio alla professoressa Rossella Snenghi, che sempre dopo quella denuncia, è stata sottoposta a due procedimenti disciplinari.  Sta di fatto che di lì a breve la professoressa ha scelto di andare in pensione. Anzitempo.  Infine il tecnico informatico Silvia Rodinis è stata trasferita ad altro incarico. 

Garantismo 

L’Università in tutta questa, anzi più esattamente in tutte queste vicende, ha fatto in pratica solo da spettatrice, per il momento non si è costituita parte civile per il danno d’immagine provocato dal presunto comportamento del docente, ma c’è ancora tempo per farlo, fino alla prima udienza del dibattimento, che inizierà il 15 marzo per la vicenda delle provette e 12 settembre per il processo sulla falsa perizia di morte. Non è stata l’università a intervenire sull’ex direttore della medicina legale, è stato lui ad auto-sospendersi. Al contrario l’azienda ospedaliera ha invece avviato un procedimento di accertamento disciplinare sul docente. 

Opportunità

Ma c’è un altro punto che rischia di far discutere e creare malumore all’interno dell’ateneo. Il giorno dell’udienza sulla falsa perizia, il 27 ottobre, Montisci è stato invitato ad un convegno organizzato dalla stessa Università. Infatti nel cartellone del convegno su “Legge e tecnologia”, aperto dal Magnifico Rettore, Rosario Rizzuto, è presente proprio l’ex docente invitato ad intervenire sul delicato tema dell’utilizzo dei dati personali in ambito medico legale. Ironia della sorte due giorni dopo allo stesso convegno ha partecipato anche la dottoressa Silvia Golin, il sostituto procuratore che ha chiesto il processo per il professor Montisci dopo aver indagato sulle presunte provette alterate. Un doppio invito che potrebbe aver creato qualche imbarazzo ai piani alti della procura.

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