340 carpe morte nel giro di due settimane in un laghetto dell'Alta: colpa di un virus

Erano affette da un virus tipico della specie le centinaia di carpe che sono state trovate morte nella Cava Giaretta a Camazzole di Carmignano di Brenta

Le carpe morte a Carmignano

Erano affette da un virus tipico della specie le centinaia di carpe che sono state trovate morte nella Cava Giaretta a Camazzole di Carmignano di Brenta. Una patologia che colpisce solo la carpa e che non è assolutamente nociva per gli essere umani. Lo ha comunicato al Comune l’Istituto Zooprofilattico di Legnaro, chiamato ad effettuare le analisi sui corpi dei pesci.

Morìa

Si chiude così una vicenda che si è protratta per diverse settimane a partire dal giugno scorso, con la morte di centinaia di esemplari nel laghetto, seguita dal sindaco Alessandro Bolis e dall’assessore all’ambiente Andrea Bombonati, che spiega: «Tutto è iniziato il 19 giugno scorso, quando in serata siamo stati avvisati da un cittadino della presenza di carpe morte che galleggiavano nell’acqua. Insieme alla Protezione Civile ci siamo subito diretti alla cava Giaretta per un immediato controllo: alla vista l’acqua era normale e non si sentiva alcun odore, ma decine di grossi esemplari di carpa galleggiavano in superficie e giacevano in riva». Aggiunge il sindaco Bolis: «Immediatamente, nella stessa sera abbiamo avvisato il Comando dei Carabinieri Forestali e la Polizia Provinciale. Quindi, la mattina successiva, con la Protezione Civile e i Carabinieri Forestali, abbiamo prelevato alcuni esemplari e li abbiamo portati a Legnaro all’Istituto Zooprofilattico per capire le cause della morte». I risultati delle analisi sono arrivati il 9 luglio e hanno rilevato la presenza del virus Carpedemavirus e la positività alla Viremia Primaverile della carpa, patologie tipiche solo di quella specie e che non colpiscono né altri pesci né sono nocive per gli esseri umani.

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340 carpe

Prosegue Bolis: «In contemporanea abbiamo dato disposizione ad Arpav di procedere immediatamente al campionamento delle acque e abbiamo richiesto i risultati delle analisi di routine che Etra compie settimanalmente sulle acque di superficie e di falda». L’Arpav ha comunicato che “non si evidenziava alcuna anomalia delle acque, dalle analisi non vi è nulla da rilevare”, risultati confermati anche da Etra: “Non sono emerse alterazioni delle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, e non sono state rilevate situazioni di potenziale pericolo come spargimento di liquami, abbandono di rifiuti, attività di disinfestazione”. Precisa Bombonati: «Nel frattempo con i volontari abbiamo continuato a ripescare i pesci che continuavano a morire. Dal 19 giugno al 1 luglio abbiamo raccolto ben 340 carpe, dai 15 ai 30 chilogrammi per esemplare, tutti adulti. Operazioni coadiuvate oltre che da me anche dai Carabinieri Forestali e dalla Polizia provinciale. Gli animali sono stati smaltiti da Etra, per un totale di diverse tonnellate». Conclude il sindaco Bolis: «Con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica e la salvaguardia dell’ambiente abbiamo provveduto a dare una rapida risposta e siamo stati presenti in tutte le fasi della gestione dell’emergenza. Tenendo alta l’attenzione su un sito che rientra nella SIC ZPS, (Sito di Interesse Comunitario Zona di Protezione Speciale) dell’asta del Brenta, definite come ‘zone umide e gravi del fiume Brenta’, protetta dall’EU in quanto habitat della Rete Natura 2000. Per questo abbiamo subito pianificato un ripopolamento della specie in collaborazione con l’Associazione La Sorgente, la Provincia e Veneto Agricoltura».

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