Svolta nel caso Tiveron: il pacemaker ritrovato riapre i dubbi sull'autopsia "pilotata"

Nel polverone che sta investendo Medicina legale, la scoperta dell'apparecchio nello studio di Montisci apre nuovi scenari sulla morte del 72enne investito in via Gattamelata

La conclusione delle indagini sulla morte del 72enne Cesare Tiveron, travolto nel 2016 da un'auto con a bordo il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan, continua a riservare colpi di scena. Come riporta Il Corriere del Veneto, il pm Gava ha escluso i risultati della perizia che addebitava il decesso a un arresto cardiaco anziché all'impatto. Alla vigilia del processo la situazione si complica per l'indagato Giorgio Angelo Faccini, che quel giorno era alla guida ed è accusato di omicidio stradale.

La perizia della discordia

La procura ha deciso di escludere i risultati della perizia autoptica, affidata all'epoca al professor Massimo Montisci dell'Istituto di medicina legale dell'università. Una perizia che fece scalpore: secondo il medico, Tiveron sarebbe morto per un arresto cardiaco pochi istanti prima dello scontro con l'auto blu del numero uno della sanità regionale. Nessun ruolo avrebbe avuto l'incidente: il 72enne ex agente immobiliare sarebbe deceduto in ogni caso. Molte polemiche ne erano seguite, e i legali della famiglia Tiveron avevano sollevato l'ipotesi di un conflitto di interessi: l'autopsia non doveva essere affidata a Montisci, dipendente dell'azienda ospedaliera, perchè Mantoan era ufficialmente il suo capo.

Le smentite

Resta il fatto che quel 13 settembre la vettura guidata da Faccini, uscendo dallo Iov, ha imboccato via Gattamelata in senso di marcia vietato, verso sinistra. La perizia di Montisci è stata contrastata in più occasioni da altri accertamenti. In primis dalla perizia sulla dinamica redatta dal dottor Prozzo: Tiveron si sarebbe accorto della macchina troppo tardi e, pur procedendo entrambi a bassa velocità, non sarebbe riuscito a evitare l'impatto fatale, che ne aveva causato la morte meno di due ore dopo.

Medicina legale nella bufera

Accantonata l'ipotesi del malore, si rafforzano le accuse che vedono sul banco degli imputati l'autista. A complicare la situazione si aggiungono i problemi che hanno investito il dipartimento di Medicina legale e un particolare ritrovamento fatto dagli inquirenti nello studio dello stesso Montisci. Il professore è indagato con sei colleghi per una serie di scambi di favori, che avrebbero permesso a due cocainomani di riavere la patente pur essendo positivi alla droga, grazie alla fortuita sparizione di alcuni campioni biologici, poi misteriosamente ricomparsi.

Il mistero del pacemaker

La vera sorpresa è arrivata durante una perquisizione dell'ufficio di Montisci. In un cassetto della scrivania è stato trovato il pacemaker di Tiveron, conservato dopo l'autopsia. Un atto legittimo per quanto strano, che potrebbe aprire nuovi spiragli nella vicenda. L'oggetto ha registrato tutti i battiti cardiaci del defunto negli istanti prima della morte e deve essere stato fondamentale per redarre la perizia. Un nuovo esame potrebbe ora confermare o smentire definitivamente la tesi del malore. Si ripresenta allora il sospetto di una perizia “pilotata” da parte del professore, volta a scagionare l'autista di quello che all'epoca - in quanto direttore della sanità - era il suo superiore, Domenico Mantoan.

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