La piccola Natalia si sarebbe potuta salvare: i medici accusati di aver sbagliato operazione

La perizia medico legale dei consulenti nominati dalla Procura patavina ha ravvisato palesi responsabilità dei sanitari nel decesso della gemellina di Trivignano Udinese

Perplessità sui tempi scelti per la delicata operazione al cuore - dice lo Studio A3, consuelente della famiglia della piccola Natalia-incompletezza della diagnosi preoperatoria, inadeguatezze assistenziali, inquadrabili in termini di imprudenza, da parte del cardiochirurgo che ha eseguito il primo intervento, più di qualche riserva anche nella gestione post-operatoria della piccolissima paziente.

OMICIDIO COLPOSO.

"Che la cardiochirurgia dell'ospedale di Padova rappresenti un'eccellenza è un dato di fatto, ma qualcosa non ha funzionato nella vicenda della piccola Natalia, la neonata di neanche sette mesi deceduta il 26 settembre 2016, dopo un intervento a cui era stata sottoposta per una cardiopatia". I dubbi della mamma e del papà, che per fare chiarezza sui fatti si sono rivolti a Studio 3A, ora sono stati corroborati e certificati dalla perizia medico legale disposta dal pm Francesco Tonon, che ha aperto un procedimento per omicidio colposo, per ora contro ignoti, in seguito all'esposto presentato dai genitori. "Una consulenza affidata al professor Andrea Verzeletti- spiegano- direttore dell'Istituto di medicina legale dell'ospedale di Brescia e al dottor Giancarlo Crupi, specialista cardiochirurgo già in servizio all'unità operativa di cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale di Bergamo. La sua nascita di Natalia nel reparto di neonatologia dell'ospedale di Udine, il primo marzo del 2016, viene salutata come un grande evento nella piccola comunità di cui è “figlia”, Trivignano Udinese, perché mamma Jenny, impiegata, di bimbi, e sono anche i suoi primogeniti, ne dà alla luce contemporaneamente tre: d'altra parte, sia lei che il marito e papà, Alessandro Merlo, imprenditore agricolo e peraltro assessore del piccolo comune, vantano diversi parti gemellari nelle rispettive famiglie".

LA STORIA.

"I tre gemellini, un maschietto, Samuel, e due femminucce, Ellis e appunto Natalia, nascono con cesareo alla trentacinquesima settimana: lievemente prematuri, ma stanno bene. Natalia pesa pur sempre 1 chilo e 677 etti e cresce regolarmente, un chilo al mese, come del resto i fratellini. La mamma viene dimessa coi suoi figlioletti, finché uno dei periodici controlli a cui i pargoletti vengono sottoposti evidenzia nella bimba un problema cardiaco: un difetto interatriale tipo seno coronarico e un difetto interventricolare perimembranoso, non restrittivo, con ipertensione polmonare di grado sistemico secondaria ad un rilevante shunt sinistro-destro. In accordo con i genitori, considerata la fama di cui gode il centro di Padova per le patologie cardiache, da Udine contattano i cardiologi e i cardiochirurgi pediatrici di Padova che decidono di procedere con un intervento chirurgico, prospettando ai genitori un rischio operatorio contenuto al 2 per cento: intervento che sarà effettuato il primo luglio 2016 a cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite del Centro Gallucci".

DUE APPUNTI.

E qui i consulenti medico legali nominati dal Pm rilevano i primi due “appunti”. Non vi è dubbio che i difetti necessitassero di una correzione chirurgica, “ma desta perplessità – scrivono – il timing dell'operazione, effettuata quando la bambina aveva appena quattro mesi di vita, stava crescendo in maniera del tutto normale ed era in ottimo compenso emodinamico: si sarebbe potuto adottare anche un atteggiamento attendistico, con controlli seriati nel tempo della funzionalità cardiaca, che avrebbe permesso l'ulteriore crescita della bambina e reso quindi meno rischioso l'intervento correttivo”. L'altra lacuna della fase pre-intervento riguarda, sempre per citare la perizia di Studio A3, “l'incompletezza della diagnosi preoperatoria, dove non viene riportata l'assenza di una comunicazione (vena anonima sinistra) tra le due vene cave superiori, che inciderà, significativamente, sull'esito dell'intervento”.

INSUFFICIENZA CARDIORESPIRATORIA.

La causa di morte alla fine viene identificata in una “insufficienza cardiorespiratoria terminale in soggetto affetto da cardiopatia congenita trattata chirurgicamente e complicatasi con la trombosi del segmento di vena safena autologa interposto tra la vena cava superiore sinistra e l'atrio destro, che ha determinato lo sviluppo di chilotorace trattato chirurgicamente senza successo, di massiva trombosi dei seni venosi intracranici e del circolo sistemico, unitamente ad emorragie cerebrali ed aree di sofferenza ischemica cerebrale”.

LA LUNGA AGONIA.

"Quasi tre mesi vissuti dalla piccola per lo più in terapia intensiva tra speranze di una risoluzione delle problematiche e gli sconforti per gli interventi correttivi che non riuscivano, Perché, se è indubbio che “l'intervento cardiochirurgico del primo luglio 2016 ha condizionato, in maniera significativa, la vicenda clinica della piccola Natalia”, è anche vero che i medici non hanno brillato nella gestione post-operatoria: “infatti, nessuno dei sanitari che assistette la bambina si interrogò sulla necessità di mantenere pressioni di riempimento venoso così elevate, né sulle cause di sviluppo del chilotorace e sulla impossibilità di ottenerne un trattamento chirurgico efficace – concludono i medici legali nella loro perizia - L'insuccesso del primo intervento di legatura della cisterna chili eseguito l'otto agosto 2016 avrebbe dovuto indurre a prendere in considerazione ipotesi patogenetiche alternative".

TUTELA PER IL CITTADINO.

"I genitori non hanno mai manifestato atteggiamenti di risentimento nei confronti dei medici dell'ospedale di Padova, anzi, hanno dato il consenso per effettuare il riscontro diagnostico per chiarire le cause della morte. Si aspettavano soltanto delle risposte che potessero dar pace al loro dolore, peccato però che non siano più stati chiamati o contattati. Ed è proprio con quest'unico desiderio che mamma Jenny e papà Alessandro, attraverso il consulente personale Armando Zamparo, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. Ed è per questo che a dicembre hanno presentato un esposto alla magistratura che ha portato all'apertura di un fascicolo. E adesso, alla luce di questa consulenza tecnica inequivocabile, si aspettano anche giustizia non solo e tanto per loro, quanto piuttosto per la loro Natalia e per i due fratellini che non potranno più crescere con la loro gemellina".

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