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Morti bianche 2015, bilancio nero per il Veneto: a Padova 7 decessi

Da gennaio ad agosto 2015, sono state 48 le vittime nella regione. In Italia, i dati sono allarmanti: 546 persone hanno perso la vita, 752 in itinere: l'11,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Continua a crescere, mese dopo mese, l’incremento della mortalità sui luoghi di lavoro in Italia. Così il numero delle morti bianche registrate nel Paese da gennaio ad agosto 2015 è arrivato all’11,7 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Nei primi 8 mesi di quest’anno sono infatti decedute 546 persone in occasione di lavoro contro le 489 dello scorso anno. Un tragico bilancio che sale a 752 vittime contando anche i decessi avvenuti in itinere e che, purtroppo, vede la regione Veneto al quarto posto (48 morti) di una classifica (parlando di numero "assoluti") certamente ingloriosa, con 48 decessi, di cui 7 a Padova.

PADOVA CONTA 7 MORTI. Questi i primi contenuti dell’inquietante scenario descritto nell’ultima indagine elaborata dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail. A livello nazionale, la provincia euganea si colloca al 73° posto della graduatoria stilata in base all'indice di incidenza (17,1) sugli occupati (410.171). Da gennaio ad agosto, sono stati 7 i decessi sul lavoro nel Padovano, quota che rimane invariata dal mese di luglio. 

IN VENETO. Rispetto alle altre province del Veneto, Padova risulta quella con l'indice di incidenza di decessi più basso. Seguono Verona, al 61° posto della classifica nazionale, Venezia (58°), Belluno (56°), Vicenza (55°), Treviso (47°). Chiude Rovigo, al 15° posto in Italia. Per numero "assoluto" di morti, è la Marca a contare il "picco" di vittime (11), seguono Vicenza e Verona (8), Padova e Venezia (7), Rovigo (5) e Belluno (2).

I SETTORI PIÙ A RISCHIO. In generale, il settore delle costruzioni conta ancora il maggior numero di decessi (69, pari al 12,5 per cento del totale degli infortuni mortali). Al secondo posto, le attività manifatturiere (11,5 per cento delle vittime); al terzo posto trasporto e magazzinaggio (9,3 per cento). Al quarto, invece, troviamo il commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione autoveicoli e motocicli con il 6,4 per cento delle vittime.

I LAVORATORI PIÙ COIVOLTI. Sempre quarantenni e cinquantenni i lavoratori più spesso coinvolti dagli infortuni mortali. Per la precisione il 35,7 per cento di tutte le vittime del Paese aveva un’età compresa tra i 45 e i 54 anni e il 24 per cento tra i 55 e i 64 anni. Le donne che hanno perso la vita nei primi otto mesi dell’anno in occasione di lavoro sono state 28. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 88, pari al 16,1 per cento del totale.

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