Morto investito dall'auto della Regione: battaglia di perizie in procura

I legali della famiglia di Cesare Tiveron sollevano il caso di conflitto di interesse: il medico legale è "dipendente" del dirigente sanitario coinvolto nello scontro

Potrebbe essere la settimana decisiva, questa, per capire che direzione prenderà il caso dell’incidente in cui un anno e mezzo fa è deceduto Cesare Tiveron, padovano, morto a 72 anni per lo scontro con un’auto della Regione guidata dall’autista del dirigente della sanità veneta Domenico Mantoan, presente in macchina al momento dell’incidente.

I fatti

La tragedia avvenne il 13 settembre del 2016. Quel pomeriggio Giorgio Angelo Faccini, uscendo dallo Iov in via Busonera con seduto al fianco Mantoan, fece una manovra non consentita: svoltò a sinistra quando la segnaletica imponeva la svolta obbligatoria a destra. L’auto della Regione travolse Tiveron che era in sella alla sua moto. L’uomo morì poco dopo in ospedale. La vicenda, a distanza di mesi non ha ancora superato lo scoglio delle indagini preliminari.

La battaglia dei luminari

Secondo il Corriere del Veneto, che ha riportato la notizia sabato 17 febbraio, dietro al caso della morte di Tiveron si è scatenata una “battaglia” tra luminari della medicina legale. Inoltre  gli avvocati della parte offesa hanno sollevato l’ipotesi di un palese conflitto di interesse che mette al centro i vertici della sanità regionale. I legali della famiglia Tiveron dicono infatti che  il professor Massimo Montisci dell’istituto di Medicina Legale di Padova incaricato dalla procura di Padova per fare l’autopsia sul corpo di Tiveron, non poteva intervenire sul caso, perché ad essere coinvolto nell’incidente vi era Domenico Mantoan, direttore generale della sanità veneta, quindi “capo” di Montisci, che è dipendente dell’ospedale.

La tesi, "era già morto prima di essere investito"

Si apprende inoltre che Montisci, non era in turno quando è avvenuto l’incidente di Tiveron, quell’autopsia avrebbe dovuto farla il dottor Giovanni Cecchetto. Ma al centro dell’attenzione vi è soprattutto la relazione di Montisci che scagiona l’autista di Mantoan, dicendo che Tiveron non è morto a causa dello schianto ma per un infarto che lo avrebbe colto mentre era in sella alla moto una manciata di secondi prima di schiantarsi contro la macchina (in contromano) guidata da Faccini.

I figli non ci credono e vogliono la verità

I figli di Tiveron non hanno creduto a questa versione e per mezzo dei loro avvocati Pietro Sartori e Vieri Tolomei, hanno fatto analizzare la relazione di Montisci ad altri due medici legali, il dottor Antonello Cirnelli e il professor Daniele Rodriguez (ex dipendente dell’ospedale ora in pensione) che sono giunti a conclusioni opposte rispetto a quelle di Montisci. I die professionisti ritengono infatti che a determinare  “l’evento morte” di Tiveron sarebbe stato lo schianto con l’auto.

Il Re dei medici legali

Per difendersi l’autista di Mantoan è sceso in campo il professor Santo Davide Ferrara, capo di Montisci, chiamato “il re dei medici legali”, che in una quarta relazione difende l’operato del suo allievo. Chi ha ragione? Lo stabilirà il giudice appena il pubblico ministero Cristina Gava farà le proprie conclusioni.

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