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I rischi di unire Clinica e Divisione ostetrica, la proposta: "Tutti i reparti in un solo sito"

La Cgil contro il progetto di unificare solo le sale parto di Padova e di mantenere in uno stabile separato Puerperio e nido: "3.500 mamme e 3.500 bimbi su e giù per i corridoi"

Entro l'anno, nelle intenzioni del nuovo direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Padova, Luciano Flor, le sale parto della Clinica ostetrica e della Divisione ostetrica di Padova dovrebbero essere unificate. ll progetto prevede di accorpare i due gruppi parto - incluse le sale operatorie per i tagli cesarei - nello stabile della Clinica, mentre il reparto per le puerpere e il nido (che accoglie neonati di entrambe le strutture) dovrebbero rimanere nello stabile della Divisione. 

"UNA DECISIONE AFFRETTATA". "Da informazioni avute in seguito ad alcuni incontri in cui eravamo presenti come organizzazione sindacale abbiamo realizzato che l'unificazione riguarda solo le sale parto e non i due reparti, che restano divisi - diachiarano Alessandra Stivali, segreteria provinciale della Cgil, Giancarlo Go', della segreteria provinciale della Fp Cgil, e Ivana Fogo, segreteria provinciale della Spi Cgil - riteniamo che la decisione presa da Flor rischi di generare disservizi e disagi alle donne che si recheranno a partorire". "Non sembra certo la soluzione ottimale e non comprendiamo i motivi che portano a fare scelte dubbie, affrettate e, soprattutto, senza alcuna preventiva pianificazione - spiegano - è indubbio che il calo demografico potrà comportare delle riorganizzazioni, ma la proposta che sembrerebbe più sensata sarebbe quella di unificare tutta l'attività dell'Ostetricia nell'edificio della Divisione ostetrica, indubbiamente più idonea per mamme, neonati ed anche per il personale".

UN TEMPO. La divisione ostetrica è entrata in funzione alla fine del 1974 e la sua costruzione all'epoca è stata resa necessaria per il numero elevato di nascite che non potevano più essere contenute nell'unica struttura della Clinica. In quegli anni, infatti, nascevano oltre 6mila bambini all'anno. Vennero così create due strutture gemelle: l'unica differenzazione stava nella direzione, rispettivamente universitaria e ospedaliera. Le due strutture avevano entrambe un gruppo parto, sale operatorie, ambulatori e un nido, oltre a tre reparti di degenza ciascuna.

OGGI. Nel tempo, il calo lento ma costante delle nascite e la riduzione dei tempi di ricovero dovuta alla modifica dei protocolli ospedalieri e alle tecniche operatorie meno invasive hanno portato alla realizzazione di più riorganizzazioni: la Ginecologia, con le relative sale operatorie, è stata unificata nella struttura della Clinica; Il Nido della Divisione ostetrica è unico per entrambe le strutture e, di conseguenza, il reparto di Puerperio della Clinica ostetrica è stato spostato nella Divisione per garantire la vicinanza della mamma con il neonato. 

LA DIVISIONE OSTETRICA. Da diversi anni, solo in Divisione ostetrica è stato implementato il rooming-in nelle 24 ore, e, in reparto, in linea con le raccomandazioni regionali della "Rete per l'ospedale amico del bambino", vengono anche praticate le "Cure amiche della mamma". Questo ha favorito la possibilità dell'allattamento precoce il seno, e a richiesta del neonato, senza più orari standard prestabiliti. "La presenza del bagno in tutte le stanze di degenza della divisione è stata fondamentale per poter lasciare il bambino sempre accanto alla mamma, per favorirne il contatto e la conoscenza. Ha permesso alle mamme di imparare ad occuparsi del loro bambino, lavarlo e cambiarlo alla presenza del personale del nido dedicato, senza rischi di eccessiva promiscuità".

IL PROBLEMA. "È però rimasto il grande disagio per tutte le donne e per i loro bambini che partoriscono in Clinica - fa notare l'organizzazione sindacale - dopo il parto sono trasferite nella Divisione ostetrica attraverso i corridoi sotterranei che uniscono le due strutture. Appare evidente che, con l'unificazione ipotizzata dalla Direzione, questo grave disagio si moltiplicherà, perché interesserà tutte le donne che partoriranno a Padova nell'unico Punto nascita: successivamente essere trasferite in un altro edificio (separato da due ascensori e da un lungo sotterraneo di 300 metri) dove sarà prevista la loro degenza e dove si trova il nido. Come conseguenza, ci saranno continui trasferimenti nei corridoi sotterranei - circa 3.500 all'anno - di mamme e di neonati, accompagnati naturalmente del personale dedicato, ma che sarà così continuamente distolto dall'impegno volto all'assistenza".

"UN UNICO SITO". Punto nascite, puerperio e nido: tutto in un unico sito. È questa la proposta di riorganizzazione di Cgil, Spi Cgil e Fp Cgil. L'obiettivo è limitare i disagi per mamme, neonati e personale, e costituire un centro specializzato ed efficiente, con sede nell'attuale Divisione ostetrica, più all'avanguardia ed attenta alle esigenze delle neomamme e dei loro bambini. Un'alternativa potrebbe essere, invece, quella di far confluire tutti i reparti al Sant'Antonio: "Come punto nascite avrebbe senz'altro una sua specificità, e consentirebbe di riutilizzare gli spazi lasciati liberi". 

NUOVO OSPEDALE. "Ricordiamo che le strutture di Padova sono di terzo livello, perciò in grado di intervenire in qualsiasi periodo della gravidanza anche in stretta sienergia con la Clinica pediatrica. Riteniamo, quindi, che si debba prevedere uno studio di fattibilità condiviso, che individui il percorso più favorevole per una vera pianificazione dei punti nascita di Padova e che risponda alle reali esigenze delle mamme dei bambini". Una pianificazione che non può aspettare i tempi per la realizzazione del nuovo ospedale: "Prima che sia pronto il nuovo polo sanitario di Padova ci vorranno anni, i nostri reparti hanno bisogno di soluzioni adesso". 

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