'Ndrangheta, processo spaccato a metà

A Padova resta l'associazione mafiosa. Sotto inchiesta il clan di Sergio Bolognino legato alla cosca Grande Aracri

Si apprende dall'ANSA che il processo per ‘Ndrangheta in Veneto, si spacca a metà. Questo perché il collegio chiamato a giudicare le minacce e le estorsioni di stampo mafioso commesse dal clan Bolognino legato alla cosca Grande Aracri, e i connessi reati di riciclaggio e false fatturazioni che hanno coinvolto imprenditori di Padova, Treviso e Venezia, ha dichiarato l’incompetenza territoriale per parte dei capi di imputazione contestati. A Padova quindi restano i reati di associazione mafiosa mentre nelle aule del tribunale di Venezia vengono trasferiti i reati di associazione a delinquere finalizzati al riciclaggio e alle false fatture. L’eccezione decisiva per il trasferimento di parte degli imputati a Venezia è stata dell’avvocato Domenico Riposati di Conegliano che difende l’imprenditore Ferdinando Carraro.

'Ndrangheta

Finiscono alla sbarra a Padova Sergio Bolognino di Locri, Antonio Carvelli di Crotone, Luca De Zanetti di Vigonza (Pd), Antonio Gnesotto di Treviso, Emanuel Levorato di Vigonza (Pd), Antonio Genesio Mangone di Cosenza, Stefano Marzano di Locri, Patrizia Orlando di Tezze sul Brenta (Vi). Sono trasferite alla procura di Venezia le posizioni di Andrea Biasion di Campagna Lupia (Ve), Sergio Bolognino (per i reati di riciclaggio contestati), Ferdinando Carraro di Riese Pio X (Tv), Renata Muzzati di Piove di Sacco, Leonardo Nardella di Cosenza, Walter Zangari di Crotone.

Rito abbreviato

A partire da lunedì 13 luglio prossimo prenderà il via un nuovo processo, sempre legato alla ‘ndrangheta e sempre inerente al medesimo procedimento che vede oggi imputato il clan Bolognino. Sono udienze per rito abbreviato  che sono state richieste da 31 imputati che già lo scorso anno avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Anche in questo secondo procedimento verso gli imputati sono accolte accuse di associazione mafiosa, manaccia, estorsione, riciclaggio e false fatture.

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Soldi

Durante l'udienza di oggi ha deposto come teste dell’accusa, Adriano Biasion, piovese ai domiciliari che è imputato per associazione a delinquere di stampo mafioso, sempre con procedimento in abbreviato. Biasion è testimone dell’accusa sostenuta dal pm Paola Tonini. Ha ricostruito il suo primo incontro con Sergio Bolognino, avvenuto nel 2006 in occasione della realizzazione di una serie di unità abitative a Carmignano di Brenta. «Sergio Bolognino lavorava per me, ma a un certo punto non sono più riuscito a pagarlo, con lui avevo un debito di 140mila euro. Nel 2011 un imprenditore mio amico, che poi si è suicidato anche a causa della sua rovina finanziaria, mi aveva detto di stare attento a Sergio, perché era uno che in un modo o nell’altro i soldi li otteneva. Sergio ha cominciato a venire a casa mia, voleva quei soldi, li pretendeva da un giorno all’altro, avevo paura di lui». 

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